Se i sovranisti s'innamorano dei no global

La galassia sovranista, un tempo no-euro, poi no-vax e ora sì-Putin, ha un nuovo guru: si tratta di Vittorio Agnoletto

Se i sovranisti s'innamorano dei no global

La galassia sovranista, un tempo no-euro, poi no-vax e ora sì-Putin, ha un nuovo guru: si tratta di Vittorio Agnoletto. I più giovani si chiederanno chi sia costui ma i più grandicelli se lo ricordano come uno dei leader dei movimenti no global, che ebbero il loro quarto d'ora di celebrità all'inizio del millennio, in tempo per devastare Genova durante il G7, scendere in piazza contro Bush (e Berlusconi) e gridare «uno dieci cento mille Nassiriya» quando i nostri soldati furono trucidati. Guarda caso, finita l'esperienza del governo Berlusconi nel 2006, sparirono dalla scena, e solo i capetti ebbero come contentino uno scranno, con Rifondazione comunista, per comporre la variegata esperienza del secondo tragico governo Prodi. Poi tutti caduti nel dimenticatoio: fecero solo una fugace apparizione quando si trattava di contestare Salvini ministro dell'Interno «fascista», visto che molti di loro si erano ri-collocati nelle ong che favorirono (e favoriscono) gli sbarchi. Nulla quindi faceva presagire una qualche simpatia tra il variegato mondo sovranista o delle vedove di Salvini, tradite dal suo ingresso nel governo Draghi, e i no global d'antan. Sennonché venne provvidenziale, nella sua tragicità, il Covid: i reduci di Genova, come Agnoletto, cominciarono a diffondere le teorie sulla «dittatura sanitaria», sui vaccini, sul complotto di Big Pharma. E da li scattò l'amore, in questi giorni confermato dal cosiddetto «pacifismo»: niente armi agli Ucraini, Putin è stato provocato, viva la pace nel mondo e comunque la colpa è sempre degli Usa. E infatti ora Agnoletto è intervistato da tutti i giornali, siti e tv sovraniste. A confrontarli, gli slogan della galassia rosso antico di piazza di San Giovanni sabato, e certe dichiarazioni di alcuni (per fortuna pochi) parlamentari leghisti, opinionisti, intellettuali e giornalisti d'area, sembrano intercambiabili. Questo piccolo caso ci fa pensare che il sovranismo in fondo sia stato solo una sorta di antiglobalismo più la xenofobia anti immigrati: dove antiglobalismo era in realtà il buon vecchio antiamericanismo, che non è di destra né di sinistra perché è di destra e di sinistra assieme; mitigato in parte solo quando alla Casa Bianca c'era Trump (che con il sovranismo non c'entrava nulla). Solo che i no global, nel loro essere contro l'Impero americano, come scriveva Toni Negri, erano coerenti con la loro storia di comunisti, internazionalisti, anticapitalisti. I suoi emuli di destra, invece, molto meno. Per parafrasare un altro dittatore russo, Lenin, il sinistrismo è la malattia senile del sovranismo.

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