"Se la Crimea...". Quando nel 2014 Grillo difendeva Putin

A distanza di molti anni è diventato virale il video di Beppe Grillo del 2014 in cui il garante del M5s difende l'annessione della Crimea

"Se la Crimea...". Quando nel 2014 Grillo difendeva Putin

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, Beppe Grillo si è fatto notare soprattutto per il suo silenzio. Un comportamento che non stupisce più di tanto alla luce dei trascorsi del Movimento 5 stelle e del caos che si è generato all'interno del partito nelle ultime settimane per le posizioni filo-russe di molti dei suoi componenti. Come ricorda Gianluca Veneziani sul quotidiano Libero in edicola oggi, già nel 2014 Beppe Grillo si schierava a favore della Russia, considerando legittimo il referendum per l'annessione della Crimea alla Russia.

"Penso che sulla Crimea ci sia stato un referendum con 150 figure dell'Onu che hanno visionato. Un referendum fatto col 95% dei consensi e l'85% della popolazione votante. Se tutta la popolazione vuole diventare russa, io rispetto quella volontà lì. Ma l'informazione che arriva qua è sempre deviante", scriveva Beppe Grillo all'indomani del voto, che si era tenuto con le truppe russe già sulle strade dopo l'invasione. Ma il garante del Movimento 5 stelle si espose in maniera netta anche per gli effetti delle rivolte di piazza Maidan, che portarono alla cacciata del presidente filorusso Viktor Yanukovich: "Un governo eletto democraticamente viene cacciato dalla piazza. Perché viene mandato via dalla piazza? Chi c'era?". Ed è a quel punto che Grillo supponeva che la regia fosse nelle "forze occulte, gli americani".

Il pensiero grillino è ben radicato nell'ideologia dei pentastellati, come dimostrano le recenti vicissitudini nella Commissione esteri al Senato. Le posizioni filo-russe di Vito Petrocelli, ormai ex presidente della suddetta commissione, che nel giorno della Liberazione ha inneggiato alla Russia mettendo in evidenza la "zeta" diventata ormai simbolo dell'invasione in Ucraina, hanno portato a una mobilitazione generale dei componenti. Dopo tanto clamore e le dimissioni dell'intera commissione davanti alla reticenza del presidente, il grillino Petrocelli ha rassegnato le sue dimissioni.

Ora è tempo di eleggere il suo sostituto e il M5s ha già candidato due suoi esponenti, dando per scontato che sia un posto spettante al loro partito. Ma gli altri partiti non sembrano concordare su quest'idea della successione di diritto della carica all'interno del partito e ci sono già malumori in tal senso, soprattutto dalle parti di Italia viva. Davide Faraone ha proposto di indicare un nome condiviso, vista la delicatezza del ruolo, tra le ironie del Movimento 5 stelle, "mentre Petrocelli pure sfiduciato dal suo partito si è ufficialmente ricandidato al bis, non si capisce bene per quale forza politica: le comiche. Smonteremo anche questo pasticciato tentativo di blitz così come abbiamo alla fine ottenuto la decadenza di Petrocelli".

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