Sea Watch, Vecchioni: "Rackete è il cuore, Salvini la ragione"

In una lettera a Repubblica, il cantante "professore" Roberto Vecchioni usa la mitologia greca per descrivere lo scontro tra i due "capitani" Carola Rackete e Matteo Salvini: "È la madre di tutte le battaglie, il conflitto tra cuore e ragione"

Sea Watch, Vecchioni: "Rackete è il cuore, Salvini la ragione"

Tra i due "capitani" Matteo Salvini e Carola Rackete, protagonisti dello scontro sulla Sea Watch 3 che ha portato dopo 16 giorni di stallo all'attracco della nave ong nel porto di Lampedusa e all'arresto della comandante tedesca, spunta ora il terzo incomodo: il "professore" Roberto Vecchioni. Autore tra le canzoni più iconiche della musica italiana del dopoguerra, il cantante di "Luci a San Siro" e "Samarcanda" - che alla carriera di musicista ha affiancato per oltre 30 anni il ruolo di insegnante di latino e greco al liceo - ha inviato una lettera a Repubblica per commentare il durissimo scontro che ha visto opporre il ministro dell'Interno alla comandante della nave ong. Per il cantautore milanese, in realtà, qualcosa in più di un semplice sfida, ma "la madre di tutte le battaglie, il conflitto eterno tra ragione e cuore". Vecchioni, prendendo spunto dalla letteratura, descrive la vicenda della Sea Watch attraverso i personaggi e le storie dell'epica e della mitologia greca che tanto lo appassionano. "Qualsiasi storia, intreccio, episodio, qualsiasi accidente, doloroso percorso, strazio o trionfo che la vita ci presenti nelle sue infinite variazioni c'era già stato, era lì da 2500 anni nella tragedia, nella commedia, nella lirica o nell'epica, nel romanzo e nell'epigramma dell'antica Grecia".

Infatti Vecchioni paragona la vicenda dei 42 migranti bloccati al largo di Lampedusa a quella del re di Tebe, Edipo, e dei figli maschi Eteocle e Polinice che "si prendono a mazzate per salire al trono", e "succede che quello legittimo la spunta ma crepa e l'altro, l'illegittimo crepa pure e manco la spunta". Salvini è Creonte (fratello della moglie-madre di Edipo, Giocasta), "regnante ad interim nell'attesa speranzosa che i due fratelli (le due anime del Pd) si facessero fuori l'uven l'altro. Creonte ordina che il buono ('il bianco') Eteocle venga seppellito con tutti gli onori, ma il cattivo ('il nero)', rimanga insepolto. A questa decisione si oppone fermamente la sorella dei due, una meravigliosa, indomita ragazza: Antigone". Che per Vecchioni, ovviamente, è la Rackete.

"Carola-Antigone fa vincere l'amore"

Tra Salvini-Creonte e Rackete-Antigone "lo scontro è epico. Creonte non si sposta di un centimetro: la legge dice così e basta, caso chiuso. Ma Antigone gli tiene testa con una fierezza che la fa forte dentro di un'altra legge più alta, più universale delle convinzioni umane. No. Lei seppellirà il fratello a qualsiasi costo, a qualsiasi conseguenza potrà andare incontro". Ecco combattersi "la madre di tutte le battaglie", con i due avversari - Salvini e Carola - a rappresentare rispettivamente ragione e cuore. Vecchioni si schiera dalla parte di lei. "Carola-Antigone non ha dubbi, non ha bilance, su cui pesare il male e il bene, il vero e il falso: lei entrerà in quel porto qualsiasi siano le conseguenze. [...] Io me la vedo Carola, bella, ritta sul ponte a prendere quella decisione che per lei è solamente normale. Nessun tentennamento, nessuna paura, un riso naturale, convinto, gli occhi semichiusi nel sole accecante, nella certezza che tutti gli uomini sono diamanti". Alla fine a vincere, secondo l'autore di "Stranamore", è una cosa sola, che Edipo ha svelato alla figlia Antigone in punto di morte: l'amore, "l'unica parola che ci libera dall'oscurità e dal male del mondo".

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