Selfie dopo la strage. Mirino degli ucraini sui boia della 51460 e il capo Omurbekov

Gli attivisti: i responsabili sono dei siberiani. E sventolano una bandiera della Jacuzia

Selfie dopo la strage. Mirino degli ucraini sui boia della 51460 e il capo Omurbekov

Un selfie, la smania di immortalare se stessi; anche prima di ritirarsi. Dopo le immagini dei cadaveri torturati e gettati ai lati delle strade di Bucha, ecco i volti di soldati poco più che ventenni spediti dalla Federazione russa ad attuare uno sconfinamento palese, dalla guerra a qualcosa di più simile a una pulizia etnica. Sbucano dall'ombra di uno scatto. Visi sorridenti (e perlopiù asiatici) di un battaglione in divisa responsabile potenziale del massacro nella città a 30 km da Kiev. «Spettacolo», che Zelensky ha definito ieri «più di un genocidio».

I tratti somatici dell'unità militare 51460 smascherano Mosca, e le parole del Cremlino: «Nessuna violenza dai militari russi a Bucha». Chi ha sfregiato e ucciso, dunque? I pezzi del macabro puzzle hanno ancora poche certezze, e costringono il presidente americano Joe Biden a un alert: «Dobbiamo raccogliere informazioni, tutti i dettagli perché possa configurarsi come crimine di guerra«. Tutto sta nell'occhio di Mosca, che evidentemente non riconosce come russi i siberiani al suo servizio, o militari di etnia asiatica, mongola o caucasica. Di certo gli abitanti di Bucha sono rimasti 38 giorni prigionieri delle cantine. Uscendo, l'orrore. Chi ha armato quelle mani? Chi ha deciso la strategia di ingresso a Bucha? Chi ha chiesto a quei soldati, se qualcuno lo ha fatto, di azionare repulisti nelle case, ostacolare ogni comunicazione con l'esterno e infine massacrare la popolazione?

Un nome e un volto l'hanno dato gli attivisti di InformNapalm pubblicando anche mail e telefono del tenente colonnello Omurbekov Azatbek Asanbekovich, comandante delle truppe russe che il 30 marzo hanno smobilitato da Bucha. Di Asanbekovich, a capo dell'unità 51460, 64esima brigata di fucilieri motorizzati, c'è la foto in mimetica, berretto e un tank alle spalle. Lineamenti inconfondibili. Nel selfie di gruppo, alcuni soldati sventolano una bandiera della repubblica di Sacha (Jacuzia). Labbra carnose e occhi allungati tipici dei buriati, riconducono alla più grande minoranza di origine mongola nella Siberia orientale. Sarebbe infatti partita dalla remota regione Knyaze-Volkonskoye, la truppa 51460, dal territorio di Khabarovsk oltre la Cina e la Corea; confermando quel che molti 007 sostengono da tempo, e cioè che circa il 60% della fanteria non è composta da russi «tipici». Ma da un'armata con cognomi stranieri dalle province più povere.

Del già ribattezzato boia-capo di Bucha, su Telegram è apparso pure il numero di telefono; poi disattivato. Ma «siamo riusciti a trovare anche l'indirizzo di casa», scrive InformNapalm, annunciando altri dettagli su come prendere il comandante 34enne. «Ogni ucraino dovrebbe conoscere i loro nomi, saranno processati», dichiara il vertice dell'intelligence del ministero della Difesa ucraino, che confida su 87 pagine con generalità e grado degli oltre 1.600 russi ritenuti coinvolti nel massacro. Nell'area di Bucha sono infatti passati anche carristi della 36esima armata del distretto dell'estremo oriente russo e membri del 331° Reggimento parà della 98esima divisione aerotrasportata. Tutti al soldo del Cremlino. Ma se gli americani vogliono investigare sui crimini di guerra, dice la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova, «comincino da Jugoslavia e Irak, e appena finiscono passino al Giappone». Una non smentita dell'eccidio che sa di ammissione: di una Russia impantanata che ha trasformato ragazzini in aguzzini. Stando alle autorità ucraine, Mosca starebbe ora sostituendo le pedine: altri 60mila nuovi soldati. E stavolta la «selezione» dà priorità a chi ha già esperienza di combattimenti. Riservisti più esperti mobilitati da Krasnodar Krai, Perm Krai, dalle repubbliche autonome del Daghestan, Ingushetia, Kalmykia. Urge rimpolpare. Battaglioni prosciugati da 18 mila vittime russe, secondo Kiev. Ecco allora l'altra mobilitazione segreta: per una guerra non più chirurgica, se nei piani lo sia mai stata; con nuovi «macellai» e un migliaio di mercenari della compagnia Wagner (alti ranghi, per l'intelligence di Londra) pronti a uccidere il nemico che resiste da 40 giorni. La promessa? «Incentivi finanziari». Più forti della propaganda inefficace, viste le fughe di giovani verso Estonia e Finlandia delle ultime settimane.

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