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Una sentenza che rompe la schiena dell'accusa: la consuetudine non è reato

C'è una parte della sinistra milanese che da anni processa il modello Milano e che ne ha fatto materiale elettorale per le prossime amministrative

Una sentenza che rompe la schiena dell'accusa: la consuetudine non è reato
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Se le inchieste sull'urbanistica fossero un corpo umano è pur vero che molti organi sarebbero ancora vivi: la Procura ridonda di altri fascicoli e filoni, ma ieri questa assoluzione gli ha rotto la schiena, l'intero corpo ora rischia di accasciarsi perché è stata colpita la spina dorsale che reggeva l'idea (balzana) che la prassi edilizia milanese potesse essere vista retroattivamente come un reato.

A essersi rotta è la vertebra che reggeva una visione di Milano che resta discutibile, resta cara (costosa) e gentrificata, resta ostile ai poveri, amica della rendita: ma non per questo è fuorilegge. La sentenza dice che l'architrave del romanzo giudiziario (autocertificazioni Scia, ristrutturazioni, piani attuativi, prassi del Comune) non costituisce reato, punto. C'erano già stati stralci, prescrizioni, non luoghi a procedere, la sentenza di ieri è solo un primo grado: ma intanto è saltata l'intera grammatica penale dell'accusa, è andato al macero il libretto d'istruzioni secondo il quale una Scia al posto di un piano attuativo (una ristrutturazione al posto di una nuova costruzione) basti per trasformare il modello Milano in una fattispecie criminale. Insomma, la sentenza sulla Torre Milano (il grattacielo di via Stresa) non mette fine alle altre inchieste, non è neppure un'assoluzione totale del sistema: ma il corpo accusatorio perde postura, equilibrio, forza narrativa o meglio: perde forza politica.

Quindi ricapitoliamo. Per anni il Comune ha applicato una prassi stranota e tollerata, dopodiché sono sopraggiunte letture restrittive della giurisprudenza penale e amministrativa e persino costituzionale: con la pretesa di trasformare a posteriori una prassi amministrativa in una colpa penale. Era assurdo, lo resta. Si potrà continuare a dire che Milano ha costruito troppo e troppo in fretta, troppo in alto, troppo per ricchi, troppo contro i residenti e troppo contro l' equilibrio dei quartieri: è un'opinione, è una tesi politica e urbanistica, ma un processo è un'altra cosa: deve dimostrare reati con dolo o colpa, non altro. La procura aveva chiesto otto condanne e persino la confisca della Torre, una sanzione nel caso un po' ridicola: aveva chiesto, ossia, la confisca di un edificio abitato e di un'intera operazione immobiliare con annesse imprese, professionisti, acquirenti, famiglie, mutui, rogiti, banche, assicurazioni eccetera. Il Tribunale ha detto no. Lo ha detto nel primo procedimento giunto a sentenza tra quelli nati dalla strabordante offensiva giudiziaria sull'urbanistica: e pare normale leggerla come una sentenza pilota. E pare emblematico, pure, che la stessa sentenza sia stata emessa mentre Giorgia Meloni celebrava gli ottant'anni dell'Ance (l'associazione costruttori) e parlava dell'edilizia come motore della crescita. In altri termini: mentre a Roma si invita a osare e a rilanciare, a Milano, nell'ultimo periodo, il messaggio era diventato: fermatevi, aspettate, temete, ogni pratica può diventare un fascicolo e ogni interpretazione un capo d'imputazione.

Ovvio che c'è stato un danno non recuperabile (cantieri rallentati, investimenti congelati, operatori intimoriti, acquirenti nel limbo) ma poi c'è anche il danno politico, o meglio: l'uso politico del danno. C'è una parte della sinistra milanese che da anni processa il modello Milano e che ne ha fatto materiale elettorale per le prossime amministrative: un pullulare di comitati, ambientalisti urbani, tecnici del contenzioso, giornalisti militanti e oppositori sociali. Il fatto più enorme resta la candidatura dell'ex procuratrice Tiziana Siciliano, che sinché ha potuto ha incarnato le indagini sull'urbanistica e ora si candiderà come vicesindaca e assessora alla "trasparenza" in una lista che (incredibile) sarà alternativa al sistema colpito dalle sue indagini.

Quello che viene in mente l'ha già detto il sindaco Giuseppe Sala quando dichiarò che Procura qualcuno faceva politica: non serve aggiungere altro, se non che Tiziana Siciliano, in teoria, sarà testimonial di una battaglia che è stata oggettivamente dannosa e perdente. Così come, in teoria, nell'accompagnarla nella sua battaglia dannosa e perdente, parte della sinistra milanese non si farà mancare nulla.

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