Si tratta sui ministri politici. E il Pd prenota tre poltrone

"Modello Ciampi", mix con i tecnici. L'ipotesi Gentiloni al Mef. In campo i "Draghi boys"

Si tratta sui ministri politici. E il Pd prenota tre poltrone

Si fa strada l'ipotesi «modello Ciampi», un governo con un premier non politico né parlamentare, come era nel '93 l'ex governatore di Bankitalia, e come è ora Draghi. Circondato però da una squadra composta da tecnici di sua fiducia ma anche da politici espressione della sua maggioranza parlamentare, la Dc e il Psi per Ciampi, non si sa ancora quale per Mario Draghi. Quando la nebbia politica è fitta conviene ascoltare i massimi conoscitori del manuale Cencelli, gente come Bruno Tabacci: «La saggezza di Draghi lo porterà ad un mix tra ministri tecnici e politici». L'ex Dc è l'inventore del gruppo «Centro democratico-Italiani in Europa» che raggruppa vari transfughi alla Camera, e nella giostra impazzita del totonoministri gira anche il suo nome, per i Rapporti con il Parlamento (più rapporti di lui, che è lì dal 1992).

Il nodo però sono le presenze nel governo dei partiti dell'ex maggioranza giallorossa, per dare un segnale di continuità (quantomeno simbolico) con il governo precedente e dare così al M5s un pretesto per giustificare l'ennesima giravolta di fronte ai loro elettori. Visto che l'appoggio del Pd a Draghi è dato per scontato anche il totonomi Dem è in fase già avanzata, sebbene ancora solo ipotetica viste le molte incognite ancora in campo. I nomi che dal Pd danno come probabili conferme nei rispettivi ministeri sono quelli di Dario Franceschini (Beni Culturali) e Lorenzo Guerini (Difesa). Si parla però anche di una new entry sempre in casa Pd, dovuta alle logiche di correnti interne, cioè quella di Andrea Orlando come ministro della Giustizia, ruolo che ha già ricoperto nei governi Renzi e Gentiloni. Una casella, però, che i rumors di Palazzo danno già per assegnata ad un tecnico in quota Quirinale, cioè Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale. Il cambio di ministri Pd sta già aprendo alle contestazioni di genere nel partito, perché verrebbe fatta fuori la De Micheli (Infrastrutture) per lasciare spazio solo a colleghi uomini del Pd. Un problema in più da gestire, tra i molti altri ostacoli.

Nel valzer è entrato anche il nome di Paolo Gentiloni, come ministro dell'Economia e di fatto la delega al Recovery Plan, ma il problema è che l'ex premier ricopre una carica di assoluto prestigio a Bruxelles, Commissario Ue per gli affari economici e monetari, per cui si ritiene più utile averlo lì che a Roma. Stesso problema per un tecnico molto stimato da Draghi che pare predestinato al Mef, Fabio Panetta, che però dovrebbe lasciare il board Bce, un'altra casella strategica per gli interessi italiani, forse troppo per lasciarla. Altri i «Draghi boys» in lista per i dicasteri economici: Daniele Franco, Dario Scannapieco, Lucrezia Reichlin.

La continuità passerebbe anche da Iv e M5s. Nel caso dei renziani si proporrebbe Teresa Bellanova sempre per l'Agricoltura, ma in pista c'è anche Ettore Rosato, mentre per i grillini un nome è quello di Stefano Patuanelli, non più però al Mise dove Draghi schiererebbe un tecnico (e qui i nomi in gara sono molti: da Vittorio Colao a Enrico Giovannini, Carlo Cottarelli). Difficile una riconferma della Lamorgese all'Interno, visto il veto esplicito della Lega, come pure è in salita una riconferma al Mef di Roberto Gualtieri, poco gradito dai renziani. Nel caso di un coinvolgimento diretto di Salvini nel governo, il nome spendibile è quello di Giancarlo Giorgetti, mentre per Forza Italia ci sarebbe Antonio Tajani.

Altre poltrone di peso da assegnare sono gli Esteri e l'Istruzione. Per la Farnesina c'è Elisabetta Belloni, segretaria generale del Ministero degli affari esteri dal 2016. A succedere alla Azzolina arriverebbe il professore di area prodiana Patrizio Bianchi, ex rettore dell'Università di Ferrara, ex assessore alla Scuola in Emilia-Romagna con Errani e Bonaccini, nell'ultimo anno ha guidato la task force ministeriale sulla ripartenza delle scuole in pandemia. Resta il nodo Sanità, Roberto Speranza spera in una riconferma ma è probabile che, a gestire la pandemia, andrà un tecnico. É girato il nome di Ilaria Capua, virologa (ed ex deputata montiana). Il collega Andrea Crisanti, interpellato dall'Ansa, dice che se glielo chiedono «ci penserebbe».

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