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Sicurezza, vertice di governo: arriva il fermo preventivo

Oggi riunione a Palazzo Chigi, Cdm mercoledì. L’ipotesi di consentire l’arresto per i "soggetti sospettati di essere un pericolo". Più tutele per gli agenti. E Piantedosi riferisce alle Camere

Sicurezza, vertice di governo: arriva il fermo preventivo
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E ora ci vuole una stretta, dice Giorgia Meloni. Ma forte. "Valuteremo le nuove norme del decreto sicurezza. Faremo quello occorre per ripristinare le regole in questa nazione", spiega da Torino dopo aver visitato i poliziotti feriti. L'appuntamento è per stamattina, Palazzo Chigi, quando una riunione operativa, dedicata soprattutto all'ordine pubblico, aggiornerà il testo con una serie di provvedimenti per tutelare meglio le forze dell'ordine impegnate negli scontri di piazza. Dal fermo preventivo di 12 ore a una sorta di procedibilità differita fino a una diversa valutazione dell'uso legittimo della forza: tanta la carne al fuoco. Mercoledì forse il via del Consiglio dei ministri. Adesso si tratta di stabilire quali disposizioni potranno essere già inserite nel decreto e quali invece, per evitare profili di incostituzionalità, saranno presentate più avanti sotto forma di un disegno legge organico. Il filo diretto con il Colle è sempre attivo.

La linea della premier però è tracciata. "Quelli sono criminali organizzati. Certe scene non si devono ripetere". Fratelli d'Italia chiederà ai presidenti di Camera e Senato di mettere in calendario già da domani la discussione "sui gravissimi fatti che hanno devastato Torino e portato alle ignobili aggressioni nei confronti delle forze dell'ordine". I capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan presenteranno inoltre una mozione "per condannare gli atti di violenza" perché dopo quanto è successo "non è più possibile alcuna ambiguità o connivenza" con i facinorosi.

Sul piano pratico, consultandosi anche con gli uffici giuridici del Quirinale, il governo valuterà la strada migliore e più veloce per ottenere dei risultati senza cozzare con la Carta. L'ipotesi più percorribile e accreditata sembra l'introduzione del cosiddetto "fermo di prevenzione", cioè la possibilità di trattenere per mezza giornata "i manifestanti se sospettati di costituire un pericolo" per il pacifico svolgimento della manifestazione e "l'incolumità pubblica". In buona sostanza, se qualcuno viene sorpreso con una mazza, una pietra, un bastone dalle parti di un corteo, può essere portato in questura per 12 ore senza avvisare il magistrato prima ancora che commetta un reato. Prevenzione, appunto.

Il pacchetto potrebbe contenere pure interventi organizzativi interni per tutelare con più efficacia gli agenti. Riprende quota la vecchia proposta di Fdi sulla procedibilità di fronte all'uso legittimo della forza, una formula che, spiegano, non è lo scudo penale già dichiarato incostituzionale e bocciato dal Quirinale, ma un meccanismo che eviti l'iscrizione immediata nel registro degli indagati. Si tratta insomma di differire garantendo un ammortizzatore, un "tempo tecnico di valutazione" di ogni singolo episodio specifico prima dell'apertura formale di un'indagine. E questa norma non varrebbe solo per polizia e carabinieri, ma anche ad esempio per un gioielliere rapinato che ha reagito, o un vigile impegnato in un'operazione di servizio.

Questo e altro nella bozza a cui il governo sta lavorando da settimane, con la Lega che spinge verso soluzioni più dure. C'è ad esempio la questione scivolosa rilanciata dalla Lega della cauzione, un deposito da versare da chi scende in piazza e che servirebbe per prevenire costi e danni materiali. Oltre all'ordine pubblico, le tre direttrici del decreto prevedono la creazione di zone rosse nelle città, respingimenti più facili per i migranti irregolari e misure di contrasto ai maranza e alle baby gang. Si è molto parlato pure di metal detector nelle scuole, responsabilità dei genitori dei ragazzi che provocano risse e l'istituzione di nuovi reati.

Difficile che tutto ciò possa essere stabilito per decreto. Quindi, se ne parlerà ancora; mentre a riferire sui fatti di Torino ci penserà domani il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, con un'informativa al Parlamento.

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