Berlusconi e il Sì di Mediaset: "Hanno paura delle ritorsioni"

Berlusconi ospite a Porta a Porta: "Con la vittoria del Sì si rischia una dittatura di Renzi o di Grillo. Non possiamo permetterlo"

Berlusconi e il Sì di Mediaset: "Hanno paura delle ritorsioni"

"Perché voterò no al referendum? Sa che me lo domando anch’io...". Silvio Berlusconi risponde con una battuta alla prima domanda di Bruno Vespa e poi, a Porta a porta, il leader di Forza Italia, torna serio e spiega di vedere un "referendum inefficace, perchè non riduce i costi della politica nè il numero dei parlamentari in misura sufficiente". Ma soprattutto resta l’accusa più forte: il 4 dicembre "può aprire la possibilità di una deriva autoritaria nel nostro Paese".

Berlusconi teme come esito del referendum "una dittatura di Renzi o di Grillo e dei 5 Stelle, un rischio troppo grosso perchè possiamo permettercelo", nel caso in cui dopo il voto "nonostante l’intenzione, che c’è, di cambiare la riforma elettorale, si andasse a uno scioglimento anticipato delle Camere". Poi il Cavaliere ha parlato del Capo dello Stato: "Io non ho mai avuto nulla contro Mattarella. Ha avuto una sessantina di voti da noi, l’ho incontrato e credo che ora si stia comportando come ci attenderemmo si comportasse un Presidente della Repubblica". Il nodo sul Quirinale, spiega il leader FI, "è stato il modo con cui si sono buttati all’aria i patti e Renzi è passato dall’elezione condivisa di un Presidente a un Presidente scelto da solo". Poi l'ex premier torna a parlare del referendum e ribadisce: "Se dovesse vincere il Sì al referendum c'è il rischio di "una deriva autoritaria nel nostro Paese. Potremmo avere, per esempio una sola persona che diventerebbe il padrone del governo, dell'Italia e degli italiani...".

Il Cavaliere parla anche di Mediaset e del referendum: "Hanno paura - spiega il leader FI dallo studio di Porta a Porta - di una possibile ritorsione di chi ha il potere. Ho avuto discussioni a questo livello - dice a Bruno Vespa che si riferisce alle interviste per il Sì di Fedele Confalonieri - e ho dovuto accettare, essendoci una maggioranza di risparmiatori e di investitori, che certe dichiarazioni del presidente di Mediaset, eccetera, sono attribuibili alla difesa dei risparmiatori. Lasciamo stare Renzi: se a un certo punto il governo dovesse vincere - osserva ancora - ci sarebbero conseguenze negative per le nostre aziende, e anche per le altre. Il governo resterà in carica perché ha la maggioranza e continua ad averla", ha affermato Berlusconi. A questo punto parla del governo e della maggioranza: "Nella squadra del No c'è anche Magistratura democratica...Renzi non sta messo meglio, ci sono gli Alfano, i Verdini e i Cicchitto, non mi sembra che sia il Real Madrid".

Infine Berlusconi parla di Parisi: "Non sono stato io, è stata la verifica di una situazione che si era creata. Chi vuole tenere insieme una coalizione deve avere buoni rapporti con tutti i partiti che la compongono. Io auguro a Parisi di avere successo". L’ex premier ricorda che "sarebbe stato un successo portere protagonisti del fare, della trincea del lavoro, della cultura, delle professioni, ne abbiamo bisogno ma - avverte - senza rottamare nessuno. Questo Parisi doveva fare e - rileva - deve fare e sarebbe utile a tutto il centrodestra. Non potevo licenziare chi non ho mai assunto", chiarisce ancora Berlusconi. "Parisi - spiega - non è mai stato mio collaboratore e lui ha sempre detto di non essere di Forza Italia» ma «non si può fare il federatore del centrodestra se si attaccano i dirigenti di Forza Italia o Salvini".

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