La sinistra sfrutta il virus per invocare Mani pulite

"Il Fatto" e "Repubblica" riprendono la caccia alle streghe. L'assessore Gallera sulla graticola

La sinistra sfrutta il virus per invocare Mani pulite

La suggestione era troppo grande e la Repubblica l'ha trasformata nel titolone di prima pagina: «Mani pulite sul Trivulzio». La primavera del 2020 come l'inverno del '92: ventotto anni dopo si prova a spingere il virus contro la giunta lombarda, il governatore Attilio Fontana e l'assessore alla sanità Giulio Gallera. Il Fatto di Marco Travaglio crea un calembour che è un presagio di manette: «Avanzi di Gallera»; il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sale sulla macchina del tempo e sfrutta una circostanza davvero straordinaria: il ritorno di Gherardo Colombo sul luogo del delitto, il Pio Albergo Trivulzio, la Baggina dove tutto cominciò il 17 febbraio 1992 con l'arresto di Mario Chiesa. Allora ad indagare con Antonio Di Pietro c'era proprio Colombo che oggi non è più magistrato ma è membro della Commissione regionale voluta dallo stesso Fontana e chiamata a spiegare i morti, i troppi vecchietti portati via dal Coronavirus nell'immensa casa di riposo.

Colombo, che in questi anni ha peraltro condotto straordinarie battaglie in difesa dei detenuti e degli emarginati, rappresenta il Comune guidato da Beppe Sala e già solo questo dà un'idea della partita che si apre: uno scontro politico, mediatico e giudiziario. Anche perché un pezzo della sinistra, da sempre convinta di essere superiore moralmente e quasi antropologicamente, ha sempre coltivato l'idea di chiudere i conti con la destra a colpi di manette e avvisi di garanzia.

Per ora, a quanto si sa le inchieste, doverose, sono solo sul piano amministrativo, ma il clima generale rischia di avvelenarsi mentre l'emergenza è ancora in corso.

D'altra parte dal 20 febbraio la Lombardia è diventata l'epicentro mondiale della disastrosa epidemia ed era forse inevitabile che prima o poi scoppiasse il processo alla classe dirigente che pure ha fatto miracoli, ha aperto in pochi giorni un nuovo ospedale in Fiera, ha tamponato le troppe mancanze e incertezze della Protezione civile e del governo di Roma.

Due almeno le questioni sul tappeto: la mancata istituzione di una zona rossa alle porte di Bergamo, nei paesi falciati dalla nuova «peste» arrivata dalla Cina, e l'ecatombe di anziani alla Baggina.

Travaglio scrive un editoriale in forma di requisitoria contro Gallera che avrebbe temporeggiato sciaguratamente, mentre alle porte di Bergamo il contagio saliva come un'onda devastante; nel mirino finisce dunque l'uomo chiave di questa drammatica fase, che fra l'altro dovrebbe essere lo sfidante di Sala nel duello per Palazzo Marino. Gallera, liberale di Forza Italia, ha ricevuto molti elogi, almeno nel primo periodo di crisi, poi sono emerse le criticità. E nel continuo rimpallo di responsabilità fra Milano e Roma sono cominciate le polemiche sulla mancata zona rossa. Milano avrebbe potuto muoversi da sola, come ha notato con una certa perfidia ben prima di Travaglio il premier Giuseppe Conte, ma è altrettanto certo che Palazzo Lombardia attendeva una decisione da Roma. Ed è paradossale che si processi, per ora solo sulla carta, la coppia Fontana-Gallera che premeva per chiudere tutto contro la linea soft e di compromesso di Palazzo Chigi.

Le questioni si intrecciano, come le competenze sulla sanità nell'intricato match Stato-Regioni, e al fronte bergamasco si somma quello milanese. Dalle colonne di Repubblica, l'ex assessore della giunta Sala, Pierfrancesco Majorino, oggi eurodeputato del Pd, chiede verità sulle croci della Baggina: «Lì dentro troppe cose non tornano». E il partito delle procure si infiamma.

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