Se non avesse trovato un esito così tragico, la storia di Salim sarebbe simile a quella di tanti altri figli della seconda generazione di immigrati. Giovani che, crescendo tra le difficoltà di adattamento dei genitori alla ricerca di modi accettabili di sopravvivere in un Paese straniero, pensano di poter pretendere quello che neppure i giovani italiani riescono ad avere tanto facilmente.
La follia omicida di Salim potrà anche essere spiegata dalle sue condizioni psichiche, ma esse non sono sufficienti a far luce. Salim ha chiesto di avere in carcere la Bibbia; nelle sue e-mail e messaggi vari inneggiava all'Islam, si scagliava contro i cristiani e i loro simboli, se la prendeva con la cultura occidentale. Insomma, uno dei molti casi in cui l'indottrinamento religioso genera un conflitto interiore che sfocia in un gesto terroristico. Ma non sono le religioni a dividere, è la visione laica dello Stato in cui si vive che crea conflitto. Se non si accolgono i suoi principi. Certo, se una religione sconfina nei valori e nelle strutture dell'organizzazione statale, quella religione diventa un pericolo per la società laica di uno Stato democratico. Ma, allora, la difesa non è nella condanna della religione, ma nel rafforzamento dei nostri principi di democratica convivenza civile. Salim chiede di avere la Bibbia in carcere: avrebbe dovuto chiedere la Costituzione italiana per capire dove vive, tra chi vive, e in cosa si deve credere per potere stare insieme.
Subito verrebbe da domandarsi del perché non sia stata sufficiente a Salim una laurea in Economia aziendale per avere una formazione in grado di spiegargli cosa significhi vivere in Italia, in Europa, in Occidente. Evidentemente la scienza economica non è
stata sufficiente; la scienza non è stata sufficiente alla formazione del giovane. Capire il senso della laicità dello Stato democratico, è un apprendimento che deve andare in profondità, ha bisogno di generazioni per entrare nella testa e nel cuore delle persone.
Salim in carcere, leggendo la nostra Costituzione, potrebbe incominciare a comprendere chi siamo e dove lui si trovi, ma poi il compito educativo deve continuare con i suoi figli, loro con i propri e avanti così finché si arriverà a una generazione che saprà davvero cosa significhi la laicità di uno Stato democratico.