Soldati italiani anche in Egitto e Tunisia

Il ministro Gentiloni non dice la verità sul Piano Ue: le nostre forze speciali verrebbero coinvolte non solo in Libia

Soldati italiani anche in Egitto e Tunisia

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni potrebbe più proficuamente glissare. Invece cerca di convincerci che il piano dell'Unione Europea per combattere il traffico d'uomini sulle coste libiche non sarà un'operazione militare, ma soltanto un'allegra e pacifica caccia ai barconi. Per rassicurarci spiega al Corriere della Sera che la missione non prevede l'impiego di truppe di terra, ma solo un certosino lavoro d'intelligence per «individuare i trafficanti, le operazioni navali di sequestro e confisca in mare dei mezzi una volta salvati i migranti e incursioni mirate sulle coste».

Il piano presentato al Consiglio di Sicurezza non sarebbe, insomma, molto diverso dal capitolo militare della missione Mare Nostrum adottata a suo tempo dall'Italia senza chiedere alcun permesso all'Onu. Anche la parte militare di quella missione prevedeva interventi per stanare i trafficanti di uomini e la possibilità di sbarchi di incursori sulle coste libiche per sequestrare i barconi. Non a caso il 9 novembre 2013 la nave Aliseo aprì il fuoco contro una «nave madre» utilizzata dai trafficanti di uomini arrestando 16 scafisti e sequestrando l'imbarcazione. Un'operazione messa a segno utilizzando un semplice decreto di sequestro emesso dalla procura di Catania.

Il problema stavolta è però ben più ampio. I piani circolati all'interno del Comitato Militare dell'Unione Europea e approdati all'Onu prevedono operazioni molto più vaste e complesse di quanto non ci racconti Gentiloni. Secondo fonti del Giornale a Bruxelles la missione richiederà un impiego costante di forze speciali e convenzionali sia sulle coste libiche, sia nei porti di Tunisia ed Egitto dove i trafficanti di uomini acquistano, registrano e tengono al sicuro i barconi. Tra le «forze speciali» e quelle convenzionali pronte ad entrar in azione in caso di via libera dell'Onu vi sono i distaccamenti di «incursori» italiani del Comsubin e le squadre di marò del San Marco già a bordo della squadra navale spostata davanti alla Libia ai primi di marzo. Squadra affiancata ora dalla nave da sbarco inglese Hms Bulwark con a bordo le unità dello «Special Boat Service» e dei Royal Marines. Spetterà a queste unità italiane e inglesi penetrare insenature e porti utilizzati dai trafficanti di uomini per far saltare o «prelevare» le loro imbarcazioni. Squadre specializzate nell'acquisizione obiettivi verranno utilizzate anche nella fase d'intelligence perché i droni, gli aerei senza pilota, non sono in grado - nonostante le sofisticate apparecchiature elettroniche - di garantire un'osservazione sufficientemente «discriminante» degli obbiettivi.

I piani Ue, messi a punto sulla falsariga dell'operazione anti pirateria Atalanta organizzata sulle coste della Somalia, prevedono dunque già inizialmente azioni molto più aggressive di quelle delineate da Gentiloni. Il peggio potrebbe però arrivare in una seconda fase. Le incursioni contro i trafficanti di uomini, rischiano di degenerare in scontri con le entità politiche e militari che li appoggiano. Proprio quest'eventualità rende essenziale la legittimità internazionale garantita da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Uno scontro tra le unità incaricate di distruggere i barconi e le milizie della coalizione islamista che controlla le coste libiche dalla Tunisia sino a Misurata può facilmente accendere un vero e proprio conflitto armato. Il mandato Onu sarebbe a quel punto essenziale per permettere un'immediata escalation militare e garantire il proseguimento delle operazioni. Un'eventualità del genere non è - ovviamente - neppure ipotizzata all'interno degli scenari delineati da Gentiloni. Il ministro degli Esteri, reduce da un incontro a Mosca in cui ha tentato di convincere il suo omologo russo della bontà dei piani europei, deve innanzitutto non allarmare la Russia. Beffata nel 2011 quando la Nato usò la sua astensione per far cadere Gheddafi, tradita nel 2014 quando l'Europa l'ha combattuta con le sanzioni, Mosca è già tentata dall'opporre un secco niet al piano Ue. Non avrebbe più esitazioni a farlo se Gentiloni raccontasse la verità. Ovvero che quell'intervento rischia di trasformarsi in una vera guerra.

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