La solitudine di Renzi finito sotto assedio. "Ma il testo non si tocca"

Il premier minimizza le critiche e torna a minacciare la fiducia: "Caporetto dei gufi". Ma D'Attorre, Galli e Folino lasciano il Pd

La solitudine di Renzi  finito sotto assedio. "Ma il testo non si tocca"

L' assedio attorno alla legge di Stabilità è già cominciato, e più nutrito di quanto il premier si aspettasse. Alle critiche «tecniche» degli uffici parlamentari si sono aggiunti ieri gli allarmi sulle coperture e sul tetto per il contante da parte della Corte dei Conti e di Bankitalia.

«Niente di sorprendente - smorzano dalle parti del premier - è così ad ogni legge di stabilità: ve ne ricordate una che non si sia presa la sua bella dose di critiche da parte dei vari enti tecnici?». Poi c'è il fronte politico, e non solo quello scontato con la minoranza Pd, che domani presenterà con tanto di conferenza stampa i propri emendamenti per attaccare «da sinistra», come spiegano, la finanziaria del premier. Contro i tagli che mettono a rischio la spesa sanitaria, si è anche aperto uno strappo doloroso con molte regioni a guida Pd, a cominciare dal Piemonte del renziano della prim'ora Sergio Chiamparino. Oggi avrebbe dovuto esserci il chiarimento tra governo centrale e governi locali, ma a ieri sera mancava ancora la convocazione ufficiale di Palazzo Chigi: «Non ci hanno ancora chiamati», diceva Bobo Maroni. Alle battute sferzanti di Renzi («Ora con le Regioni ci divertiamo: pensino a tagliare i loro sprechi»), Chiamparino replica che lui a Roma viene «non con lo spirito di divertirmi, ma di lavorare». Il premier però non si mostra preoccupato dallo scontro: sa che le Regioni «sono l'ente più impopolare d'Italia», e che al tavolo i governatori cercheranno di ricucire, come fa capire il toscano Rossi: «Meglio abbassare i toni e lavorare ad una soluzione», che anche secondo Chiamparino «è a portata di mano».

E infine c'è anche il fronte europeo, perché una pesante stroncatura della manovra è arrivata dalla autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung , che accusa Renzi di aver accantonato «l'obiettivo cruciale di ridurre la mastodontica spesa» e di fare «cosmesi superficiale» con una politica economica che ricorda «un'era passata di gestione disinvolta delle finanze». L'analisi, firmata dal corrispondente da Roma Tobias Piller (notoriamente antipatizzante verso l'inquilino di Palazzo Chigi), mette soprattutto nel mirino la Commissione Ue di Junker, che ha «incoraggiato gli italiani ad aumentare il loro deficit, anche grazie alla crisi dei profughi».

L'assedio però non preoccupa Renzi, che ieri sera ha convocato i gruppi parlamentari Pd e - per la prima volta da che è alla ribalta - si è presentato con un testo scritto: «Non volevo dimenticare niente». A cominciare dalla «Caporetto dei gufi» cominciata col successo di Expo. Ha replicato alle critiche delle Regioni e della sinistra, spiegando che «su sanità, cultura e sociale investiamo più di prima», e a quelle dei tecnici dicendo che «ci accusano di fare una finanziaria in deficit. Ma per la prima volta dal 2007 il deficit scende sotto al 2,5». Dunque la manovra «non si tocca», anche se ci sarà spazio per correzioni minori. E in segno di distensione, ieri Renzi ha regalato a Bersani sigari portati da Cuba. I suoi fanno capire che - se necessario - ricorrerà anche al voto di fiducia per blindare la Stabilità: «I muri maestri di una manovra finalmente espansiva non verranno messi in discussione», assicura il vice presidente dei senatori Pd Tonini. La sinistra interna già mette in conto di riallinearsi: «La legge di bilancio è legge essenziale di governo, e siamo tutti chiamati a votarla», dice Roberto Speranza. Ieri in tarda serata Alfredo D'Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino sono usciti dal Partito democratico. Lo ha annunciato lo stesso bersaniano D'Attorre nel corso del suo intervento davanti all'assemblea dei parlamentari Pd. Renzi non se ne cruccia: «Chi vuole andare a raggiungere Landini, Camusso e Vendola faccia pure. Non seguo la logica del vecchio Pci: mai nemici a sinistra. Se si vuole militare in una sinistra di testimonianza, d'accordo. Ma con questa sinistra certo non si governa».

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