La soluzione dell'Ungheria: un muro contro i migranti

Budapest annuncia la costruzione di una barriera per bloccare i flussi dalla Serbia. Così come hanno fatto Bulgaria, Grecia e Spagna. Con i fondi europei

L'Ungheria annuncia la costruzione di un muro per bloccare clandestini e profughi, che la stanno invadendo dalla Serbia. Dall'inizio dell'anno sono 57mila gli ingressi illegali sul territorio ungherese, in forte aumento rispetto ai 43mila dello scorso anno. Più o meno come l'ondata sbarcata in Italia, 54mila ad inizio giugno. Peccato che noi siamo gli unici pirla che vanno a recuperare profughi e clandestini in mezzo al mare. Difficile costruire una diga come vallo per fermare gli arrivi dalla Libia, ma sembra che non siamo in grado di fare nulla di muscoloso per arginare l'invasione.

E l'Ungheria non è l'unico paese in Europa ad avere eretto un muro contro l'immigrazione clandestina. La Bulgaria ha già cominciato a farlo con la Turchia. Atene ha «murato» un fiume sul confine turco e la Spagna si accinge a raddoppiare l'altezza della barriera di Ceuta e Melilla con il Marocco. La beffa è che gran parte dei muri europei anti clandestini sono stati finanziati dall'Unione europea con almeno 67 milioni di euro. Noi, invece, dobbiamo tenerci i nuovi arrivati. Non solo: per la prima linea italiana sul fronte del mare siamo ogni volta costretti a sbattere i pugni sul tavolo o pietire qualche euro in più da Bruxelles.

Tutta un'altra musica in Ungheria schiacciata, come l'Italia, dalla nuova esplosione della rotta balcanica dei migranti. Il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto ha annunciato ieri che è stato impartito l'ordine «di chiudere fisicamente il confine con la Serbia». Budapest prevede di costruire un «muro» di 175 chilometri fra i due paesi. «L'immigrazione è uno dei problemi più seri dell'Unione europea - ha spiegato il ministro - Una risposta comune dell'Ue a questa sfida richiede troppo tempo e l'Ungheria non può più aspettare. Deve agire».

In Italia dobbiamo agire da oltre un anno per arginare gli arrivi dalla Libia e siamo sempre al punto di partenza. Per l'Ungheria, la cittadina di frontiera serba di Subotica è la Lampedusa terrestre da dove arrivano fiumi di migranti. Prima una valanga di kossovari e poi gente in fuga dall'Afghanistan, Iraq e Siria. Nei primi due mesi dell'anno sono partiti in autobus da Pristina per Belgrado diretti alla a Subotica per passare facilmente a piedi la frontiera ungherese almeno 30mila kossovari. Fra questi anche un sospetto jihadista espulso dall'Italia, il 19 gennaio, Resim Kastrati. Da Subotica è entrato facilmente in Ungheria ed il 6 febbraio si immortalava in un selfie in Germania, a Monaco.

Lo sbarramento ungherese sposterà la rotta balcanica dei migranti illegali verso ovest con destinazione Austria e Italia attraverso Trieste e Gorizia. «Questa decisione non viola alcun trattato internazionale. Altri Paesi hanno optato per la stessa soluzione», ha giustamente sottolineato il capo della diplomazia ungherese. La prima è stata la Bulgaria, fra i paesi dell'Est, che ai tempi del muro di Berlino, si erano trincerati dietro la cortina di ferro.

Nel novembre 2013 è stata approvata la costruzione di una recinzione lungo tutti i 160 chilometri di confine con la Turchia per contrastare l'immigrazione dal Medio Oriente in guerra. Un anno dopo erano edificati i primi 30 chilometri. L'impatto è stato immediato: gli ingressi illegali sono crollati da 11mila a 4mila. Quest'anno la Bulgaria vorrebbe completare l'opera con l'aiuto dell'Unione europea.

Bruxelles, attraverso l'agenzia Frontex, aveva già finanziato con 37 milioni di euro l'operazione Poseidon, che nel 2012 ha sigillato il confine terrestre fra Grecia e Turchia bloccando il flusso di migranti. Lungo il fiume Evros è stato eretto un «muro» metallico con reticolato, sensori e tecnologia avanzata lungo 12,5 chilometri.

L'Unione europea ha finanziato con 30 milioni di euro anche la barriera di Ceuta e Melilla, le enclave spagnole in territorio marocchino che distano 225 chilometri. Il muro spagnolo consiste in barriere parallele di 3 metri di altezza, con posti di vigilanza alternati e camminamenti per il passaggio dei veicoli della sicurezza. Cavi sotterranei connettono una rete di sensori acustici e visivi. La barriera è dotata di un'illuminazione ad alta intensità ed un sistema di videocamere a circuito chiuso. E adesso Madrid sta innalzando la barriera a 6 metri d'altezza con il beneplacito dell'agenzia europea Frontex. I muri tamponano il problema per i paesi che hanno gli attributi per innalzarli, ma spostano le rotte su altre direttrici terrestri o via mare. L'Italia rischia di subire la pressione maggiore per la sua posizione geografica in mezzo al Mediterraneo e la mancanza di attributi per arginare l'ondata di profughi e clandestini.

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