"È geloso di Di Maio". Conte non "doma" più i grillini

Il ministro degli Esteri riesce ad avere presa sui gruppi parlamentari dei 5 Stelle. Mentre gli eletti guardano con diffidenza il leader

"È geloso di Di Maio". Conte non "doma" più i grillini

Un dualismo destinato a continuare per i prossimi mesi, se non addirittura anni. Tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, la tensione resta sempre latente, con alcuni momenti in cui la situazione rischia di deragliare. Certo, ci sono state le smentite di rito dei rispettivi staff e lo stesso Conte, parlando ai gruppi parlamentari, ha escluso “incomprensioni con i ministri”. Ma in questa fase i rapporti non sono sereni. Anzi. Nel Movimento 5 Stelle l’attuale ministro degli Esteri raccoglie sempre un maggior numero di consensi. “È il più abile a fare politica”, sintetizza un deputato, sottolineando la “capacità di mediazione mostrata sulla riforma della Giustizia”.

Un protagonismo che, di converso, ha irritato i contiani. Ma soprattutto Di Maio è apprezzato dai parlamentari per la linea filo-governista, riassunta nell’affermazione “Niente scossoni”, consegnata a una recente intervista su La Repubblica. Un avvertimento sulla tentazione di agitare le acque durante il semestre bianco. Insomma, deputati e senatori vogliono una navigazione tranquilla fino al termine della legislatura, allontanando l’ipotesi del voto, che non dispiace affatto ai contiani doc.

Gruppi parlamentari per Di Maio

Il gradimento nei confronti di Di Maio provoca così qualche grattacapo a Conte. “A volte sembra geloso della popolarità di Luigi tra i gruppi parlamentari”, ironizza con IlGiornale.it una fonte pentastellata. Al di là delle battute, c’è chi fa notare un elemento concreto: la gran parte dei gruppi è effettivamente legato a Di Maio, “paradossalmente più adesso che quando era capo politico”. Conte ha invece molte difficoltà a domarli, c’è una diffidenza reciproca cresciuta nei mesi scorsi. “Non ci dice mai nulla, sappiamo le cose sempre per ultimi e ci viene chiesto solo di finanziare il progetto”, è stato il mantra che per settimane ha fatto lievitare i malumori all’interno del Movimento.

Dall’altra parte, l’avvocato di Volturara Appula vede negli eletti una sorta di zavorra, a cominciare dalla spinosa questione della deroga alla regola del secondo mandato. La strategia del rinvio, su questo punto, è stata messo in atto, ma prima o poi il leader dovrà assumere una decisione netta. Con tutte le conseguenze del caso. E, anche in questo caso, Di Maio potrebbe essere una sponda preziosa, specie per i parlamentari al secondo giro.

Di Maio tra i garanti

Nel dualismo, rientra la partita degli incarichi interni. “Di Maio non vuole un ruolo nella segreteria, o come si chiamerà l’organismo politico, di Conte”, fa sapere una fonte parlamentare. Il numero uno della Farnesina è orientato ad accettare la nomina nel comitato dei Garanti, su indicazione di Beppe Grillo. Un doppio segnale: di vicinanza al fondatore e di una posizione super partes nel Movimento contiano. E c’è chi, con un pizzico di malizia, fa notare: “Mica Di Maio è uno sprovveduto? In questi anni ha dimostrato di saper guardare oltre le contingenze. Perciò se Conte dovesse fallire, lui potrà dire che stava facendo altro. Se dovesse avere successo, può rivendicare di non aver voluto occupare incarichi di primo piano”.

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