Sicignano sparò a un ladro. Pure il pm ammette: "Legittima difesa"

La Procura chiede l'archiviazione per Sicignano. Adesso tocca al gip

Sicignano sparò a un ladro. Pure il pm ammette: "Legittima difesa"

Milano Ora c'è il «sigillo» della Procura: anche per i pm, Francesco Sicignano sparò e uccise il ladro trovato in casa sua per legittima difesa. È stata quindi depositata la richiesta di archiviazione. Se il gip la accoglierà, il pensionato di Vaprio d'Adda eviterà il processo.

Una conclusione delle indagini favorevole al 65enne, candidato consigliere comunale a Milano con Forza Italia, era nell'aria viste le prime indiscrezioni sulle perizie trapelate nei mesi scorsi, anche se l'ipotesi più probabile sembrava quella di una derubricazione del reato da omicidio volontario in omicidio colposo con eccesso di legittima difesa. Invece ora la Procura propone per l'indagato il proscioglimento con formula piena. La mossa dei pm riconosce come valida la versione dei fatti data dall'indagato. Sicignano aveva dichiarato agli inquirenti che nelle notte del 20 ottobre scorso si era svegliato e aveva sorpreso un ladro in cucina: «Sembrava armato e gli ho sparato». La vittima, l'albanese Gjergi Gjonj, aveva in mano una torcia elettrica che nel buio il pensionato aveva scambiato per un'arma. Il colpo esploso dalla Colt calibro 38 special detenuta regolarmente colpì il 22enne al petto da distanza ravvicinata.

Il pm di Milano Antonio Pastore, in accordo con il procuratore aggiunto Alberto Nobili che ha coordinato le indagini, aprì un fascicolo per il reato di omicidio volontario. Aggravando l'iniziale ipotesi di omicidio colposo. La decisione sembrò voler cucire addosso a Sicignano l'abito del «giustiziere», scatenando feroci polemiche mediatiche e politiche. «È una forma di garanzia verso l'imputato», spiegò Nobili. Due erano i dubbi sulla ricostruzione del 65enne, considerato che il corpo di Gjonj venne ritrovato sulla scala esterna della villa: dai primi rilievi dei carabinieri di Monza il colpo sembrava essere stato esploso dall'alto verso il basso.

E in cucina non c'erano tracce di sangue. La lettura colpevolista suggeriva che il pensionato avesse sparato non nell'abitazione sotto una minaccia che gli sembrava grave ma a sangue freddo prima che il ladro entrasse. Gli ulteriori esami però hanno confermato il racconto di Sicignano. Prima di tutto il Ris di Parma ha trovato sull'ogiva rinvenuta in cucina (l'unico proiettile refertato) tracce del Dna del giovane albanese. Secondo - e soprattutto - i periti incaricati da Pastore, i medici legali Arnaldo Migliorini e Sonia Scarpati, hanno definito «plausibile» la dinamica messa a verbale. Gjonj, colpito dentro casa, sarebbe sopravvissuto qualche secondo e sarebbe riuscito a trascinarsi agonizzante per alcuni metri fuori dalla finestra e poi sulla scala, dove è crollato. Lungo il percorso non ha lasciato tracce di sangue. Il proiettile infatti ha sfiorato il cuore e gli ha reciso l'aorta, attraversando il corpo. Ma il sacco pericardico ha tamponato l'emorragia e ritardato la perdita di sangue.