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Spesi 3,7 miliardi in 100 ore. E Donald accelera sulle armi

Lo scambio con Kiev: droni difensivi per il Golfo, Patriot per l'Ucraina

Spesi 3,7 miliardi in 100 ore. E Donald accelera sulle armi
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Le prime 100 ore della campagna militare in Iran sono costate 3,7 miliardi di dollari, circa 890 milioni al giorno. Di questi, meno di 200 milioni di dollari erano già previsti nel bilancio operativo del Pentagono. Per il resto servirà una richiesta al Congresso di fondi aggiuntivi. Queste le stime del Center for Strategic and International Studies pubblicate giovedì. Siamo solo all'inizio della guerra, ma il tema dei costi, al netto dei successi militari, comincia ad emergere come un fattore di stress per la macchina bellica americana. Come già riportato da Il Giornale, il vice segretario alla Difesa Steve Feinberg starebbe per presentare al Congresso una richiesta di finanziamento supplementare per la Difesa di circa 50 miliardi di dollari, che si aggiungeranno agli 839 miliardi di dollari già stanziati per il bilancio 2026. A pesare sono soprattutto i costi delle munizioni - missili, intercettori, ecc... - in un conflitto che si fa progressivamente sempre più asimmetrico. Da un lato armi sofisticate e costose: un missile Tomahawk costa 1,3 milioni di dollari; un missile intercettore Patriot 4 milioni di dollari nella versione standard, 7 milioni nella versione più sofisticata; un singolo intercettore Thaad costa invece tra i 12,7 e i 15,5 milioni.

Sull'altro fronte, Teheran può ricorrere invece ai droni "usa e getta" Shaed, al costo di produzione di circa 50mila dollari, dei quali dispone in abbondanza. Armi low cost in grado di infliggere gravi danni e perdite, al pari di quanto fecero gli Ied (Improvised Explosive Devices) usati dai talebani in Afghanistan e dagli insorti in Iraq contro le truppe Usa e alleate.

Gli Shaed sono gli stessi che l'Iran ha fornito alla Russia per bombardare l'Ucraina. Ed è per questo che in un imprevisto cambio di ruoli, Washington ha chiesto aiuto a Kiev, che in questi anni ha sviluppato mezzi altamente efficaci per abbattere questi droni. "Abbiamo ricevuto una richiesta dagli Stati Uniti e ho dato istruzioni di fornire i mezzi necessari e di assicurare la presenza di specialisti ucraini in grado di garantire la sicurezza richiesta", ha annunciato giovedì Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino è anche preoccupato che "nel caso di una guerra lunga l'America potrebbe ridurre le consegne di missili antiaerei e dei sistemi di difesa aerea all'Ucraina". Le scorte sono infatti un altro tema di questo conflitto. "Abbiamo forniture praticamente illimitate" e "possiamo combattere guerre all'infinito", ha assicurato in questi giorni Donald Trump. "Le nostre scorte di armi difensive e offensive ci consentono di sostenere questa campagna per tutto il tempo necessario", ha ripetuto il segretario alla Difesa Pete Hegseth, nell'annunciare una nuova escalation degli attacchi americani sull'Iran.

La realtà è che il Pentagono, le cui scorte erano già indebolite dalle forniture all'Ucraina e dalle operazioni militari contro l'Iran del giugno scorso, è stato già costretto a richiamare alcune batterie di Patriot dalla Corea del Sud al Medio Oriente. E ieri il presidente Trump ha ricevuto alla Casa Bianca le principali aziende americane della Difesa, da Lockheed Martin a Raytheon, per discutere di come accelerare la produzione di armi.

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