Per gli spettri di Mariupol flop dei corridoi umanitari. Parata beffa il 9 maggio

Kiev e Mosca si scambiano accuse sullo sfondo di una Mariupol che non ha più i connotati di una città

Per gli spettri di Mariupol flop dei corridoi umanitari. Parata beffa il 9 maggio

Kiev e Mosca si scambiano accuse sullo sfondo di una Mariupol che non ha più i connotati di una città. La battaglia nell'acciaieria Azovstal prosegue senza interruzioni, anche se dell'hub siderurgico esiste ormai ben poco se non qualche muro diroccato e annerito dagli incendi. Nelle viscere della terra però la vita prosegue e centinaia di civili rimangono asserragliati nei bunker che per ora hanno resistito ai pesanti bombardamenti dei russi. E sono proprio i rifugiati la ragione del contendere e di affermazioni condite di veleno.

«L'unico modo in cui civili possono essere finiti dentro Azovstal è che vengono tenuti come scudi umani. Fino a qualche giorno fa non avevano mai fatto parola della loro esistenza», dice il vicerappresentante della Russia all'Onu Dmitry Polyansky. «Si tratta per lo più di civili dei vicini edifici distrutti e lavoratori dell'acciaieria. Sapevano che la fabbrica aveva un buon rifugio antiaereo. Per questo hanno deciso con le loro famiglie di andarci», replica il vice sindaco Sergei Orlov.

L'unica certezza è che al momento è quasi impossibile garantire a un migliaio di persone una via di fuga. Martedì era stato raggiunto un accordo per un corridoio umanitario. Lo avevano annunciato sia il vicepremier ucraino, Iryna Vereshchuk, sia il comandante delle operazioni russe, Mikhail Mizintsev. Si era parlato di pullman, addirittura un centinaio, pronti a raccogliere più cittadini possibili tra Mariupol e il bunker dell'acciaieria, ma all'atto pratico è accaduto poco o nulla. Solo un piccolo convoglio di bus è riuscito a raggiungere la città e ripartire. Sarebbero state messe in salvo 127 persone delle seimila inizialmente previste. Secondo la vice premier Vereshchuk «l'accordo non è stato comunicato da Mosca ai soldati russi, che continuando a sparare hanno reso impossibile l'evacuazione. Altri hanno paura a scappare, temono che la situazione sia uguale in ogni parte dell'Ucraina». Tutto è rimandato a oggi, dopo che il governo di Kiev ha appoggiato l'appello del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres a introdurre una tregua umanitaria di 4 giorni in concomitanza con le festività della Pasqua ortodossa.

Per quanto riguarda le operazioni militari, ieri la Russia aveva emesso un nuovo ultimatum per la resa degli ucraini che si trovano ancora nell'acciaieria. Anche questa volta però nessuno ha deposto le armi dopo la deadline fissata per le 14. «Stiamo probabilmente affrontando i nostri ultimi giorni, se non ore. Il nemico ci supera per numero di 10 a 1. Chiediamo a tutti i leader mondiali di aiutarci. Ci sono ancora centinaia di civili qui. Non ci fidiamo dei russi, abbiamo bisogno di garanzie di altri Paesi. Mariupol può ancora essere salvata», dice nel videomessaggio pubblicato su Facebook Serhiy Volyna, comandante della 36a Brigata della Marina Separata. Svyatoslav Palamar, vicecomandante degli Azov sprona i suoi uomini: «Siamo colpiti da carri armati, anche da quelli con la lettera V provenienti da Kiev, artiglieria e fanteria, ma ci difendiamo e loro non riescono a sfondare». Palamar ha anche parlato con Mykhailo Podoliak e David Arahamiya, i rappresentanti della delegazione ucraina ai colloqui con la Russia. «Verranno qui a trattare con i comandanti russi e concordare l'evacuazione».

Nel pomeriggio i due battaglioni sono riusciti a condurre con successo un'operazione congiunta per evacuare 500 guardie di frontiera e poliziotti dallo stabilimento. Intanto i soldati di Mosca hanno trasformato Mariupol in un vero e proprio ghetto, costringendo i residenti a spostarsi solo indossando al braccio dei nastri bianchi.

Dal canto suo il presidente Zelensky è ancora convinto della liberazione della città: «Ci sono due modi per sbloccare la situazione. Il primo è con armi pesanti sulle quali contiamo, l'altro è il canale diplomatico. Anche se Mosca continua a fare il suo gioco, noi siamo pronti a scambiare prigionieri russi con civili bloccati a Mariupol».

A rendere la situazione grottesca ci ha pensato Viktoria Kalachova, vicesindaco nominata da Mosca.

Il 9 maggio, giorno in cui si celebra l'anniversario della vittoria contro i nazisti, e data indicata dal presidente Putin come fine delle ostilità, le forze russe organizzeranno a Mariupol una grande parata militare. «Avverrà senza alcun dubbio. La popolazione aspetta questo evento».

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