Chi vuole spiare il Garante della Privacy nei suoi stessi uffici di Piazza Venezia, 11 a Roma? È stata una giornata complicata, quella di ieri, iniziata con una lettera che ha lasciato tutti gli uffici di sasso. "Il Collegio, in data odierna, è venuto a conoscenza di un fatto di estrema gravità. Il posizionamento di alcune telecamere al quarto piano della sede dell'Autorità - scrive il presidente Pasquale Stanzione - in assenza di qualsivoglia informativa ai sindacati o di autorizzazione dell'ispettorato del lavoro". Come è possibile che sia successo? Che ne è delle regole sulla videosorveglianza nei luoghi di lavoro previsti dalla legge 300/1970 e dal Codice in materia di protezione dei dati personali? Chi l'ha deciso? "È un fatto sconcertante", scrive ancora Stanzione, che ha dato mandato al segretario generale Luigi Montuori "di ordinare la immediata rimozione delle apparecchiature in oggetto", in attesa di ricostruire "la filiera decisionale e le relative responsabilità". Nella missiva che il Giornale ha consultato si invitano i sindacati a mobilitarsi per questa gravissima decisione: quasi tutti hanno stigmatizzato l'episodio. Tranne uno: la Cgil. Secondo cui le telecamere sarebbero "palesemente e inequivocabilmente inutilizzabili, in quanto coperte con cellophane nero, e dunque inidonee a raccogliere, registrare o trasmettere qualsivoglia immagine". Insomma, Stanzione indica la Luna e la Cgil se la prende con il dito.
Secondo la Fisac Cgil "desta un certo stupore la veemenza, lo sconcerto e la prontezza dell'intervento istituzionale dinanzi ad apparecchiature materialmente e manifestamente inidonee a qualsiasi funzione di controllo" e la sproporzione con la "marcata sottovalutazione e la sostanziale indifferenza rispetto ai ben più gravi fatti che hanno segnato la vita di questo Ufficio negli ultimi mesi". Quali? Come è emerso dopo le inchieste di Report , che hanno portato alle dimissioni del membro in quota M5s Guido Scorza, i 71 dipendenti del Garante iscritti al sindacato di Maurizio Landini contestano ai tre commissari (oltre a Stanzione anche Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni) di aver "mortificato l'autorevolezza dell'istituzione" per le vicende che l'hanno investita nei mesi scorsi. Le presunte spese pazze e ipotetici aiutini a Meta e Volare - su cui indaga la Procura di Roma - stranamente successivi alla decisione (che il tribunale di Roma ha annullato) di sanzionare la trasmissione di Raitre con 150mila euro per lo sputtanamento dell'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e della moglie con la messa in onda l'audio "rubato" dall'ex collaboratrice Maria Rosaria Boccia.
Nei mesi scorsi una manina ha girato a Report documenti interni del Garante (come le chat di Ghiglia che in pandemia scriveva a Giorgia Meloni o che pianificava una visita nella sede di Fdi per parlare di libri con l'ex collega di partito in An Italo Bocchino) che ne hanno sporcato la credibilità, attribuendo motivi "politici" dietro la sanzione poi rientrata. La risposta (maldestra) del Garante è stata quella di chiedere il tracciamento di telefonini e email dei 200 dipendenti per scoprire le fonti di Report, presa ("senza consultarci", dice il Garante) dall'ex segretario generale Angelo Fanizza, che poi si è dimesso dopo una infuocata assemblea sindacale nella quale l'agit prop più scatenato è stato il dirigente dei sistemi informatici Cosimo Comella (genero di Sergio Mattarella per aver sposato la figlia Laura).
Di buono c'è che a differenza di qualche mese fa la Cgil non invoca più le dimissioni del Collegio ma "la continuità istituzionale". Ora, non bastavano i leaks su documenti secretati, qualcuno dentro il Garante vuol "spiare" i commissari. Chissà che a scoprirlo non siano proprio le telecamere (accese) di Report.