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La spinta di Roma e Berlino: "Cooperazione rafforzata". Il piano Ursula per l'economia

Europei divisi su varie questioni. Ma anche Parigi adesso vuole superare l'unanimità

La spinta di Roma e Berlino: "Cooperazione rafforzata". Il piano Ursula per l'economia

Nonostante ieri il cancelliere tedesco e il presidente francese abbiano scelto di presentarsi fianco a fianco al "ritiro" Ue sulla competitività nel Castello di Alden Biesen, convocato in Belgio per affrontare una crisi industriale che il padrone di casa De Wever ha descritto come "drammatica" ed "esistenziale", i due non hanno cancellato le distanze. Attriti Merz-Macron sedati solo mediaticamente con un bilaterale prima del vertice: "Vogliamo rendere l'Ue più veloce e garantire un'industria competitiva", la versione felpata di Merz, che si è detto "quasi sempre d'accordo su questi temi" con Macron. Ma poi ha scansato dal menù messo a punto con Meloni e col premier belga le opzioni francesi: Eurobond per investire in difesa e intelligenza artificiale in primis.

Abbiamo bisogno di più finanziamenti pubblici, ha spiegato invece l'inquilino dell'Eliseo, "sia tramite il bilancio comune, sia con strumenti innovativi, andando sul mercato, non è un tabù, lo abbiamo fatto col prestito per l'Ucraina e il Safe, insomma Eurobond". Spagna a favore. Tema però divisivo per stessa ammissione di Meloni, tessitrice di nuove alleanze strategiche. Col Belgio dalla sua, e il premier in campo con la specialità di trovare compromessi. Niente di nuovo sotto le guglie di Alden Biesen; tranne che siano state Italia e Germania a riunire prima del vertice un gruppo ristretto di 19 Paesi interessati a discutere cambiando le regole del gioco per velocizzare i processi ed emanciparsi dall'altalena trumpiana.

Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria al pre-summit, oltre a Von der Leyen. Si è delineata la futura architettura europea sostenuta anche dalla presidente della Commissione, favorevole alla cooperazione rafforzata; il meccanismo Ue permette infatti a un gruppo di almeno 9 Stati membri di perseguire politiche comuni in specifici settori anche senza unanimità, evitando la paralisi. Su questo, ha convenuto pure Macron: su certi temi, "se non si va avanti a 27, dovremmo procedere con la cooperazione rafforzata". Madrid ha invece protestato per la riunione ristretta. Per la stampa spagnola, pre-vertice "divisivo"; smentito da Palazzo Chigi, secondo cui Sánchez non ha sollevato questioni sul mancato invito al "pre".

Pensato come un trampolino per decisioni da prendere "entro giugno", come auspicato da Macron, l'incontro informale ha aperto la strada al Consiglio europeo del 19-20 marzo e sdoganato l'Europa a più velocità. Nessuna svolta, ma nuove intese trainanti per sburocratizzare l'Ue. Per Von der Leyen, serve creare campioni europei nei settori industriali strategici. "Ad aprile linee guida per le fusioni industriali". La Commissione Europea presenterà inoltre a marzo, "l'Industrial Accelerator Act, compresa una preferenza europea per i settori strategici, sulla base di una solida analisi economica" e una "roadmap" dettagliata per arrivare a un mercato unico.

Il presidente del Consiglio europeo Costa vede un "mercato unico da completare tra il '26 e il '27". Senso di urgenza e diagnosi condivisa. Ma blocco Ue frazionato e con rapporti geopolitici mutati. Secco no dai nordici a Macron quando ieri ha insistito sul principio del "buy european" su cui Parigi punta le fiches: "A marzo definiremo i settori dell'industria ai quali applicare la preferenza europea", ha detto chiedendo di "ridurre le dipendenze" e tutelare "settori chiave" come difesa, spazio, Ai.

Freno anche da Merz, che vuole regole europee preferenziali solo per settori critici e come ultima risorsa. Per rilanciare la competitività, secondo l'ungherese Orbán, non bisogna poi inviare soldi all'Ucraina ma fermare la guerra e "spendere per le nostre economie".

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