Spiragli di pace dai colloqui. Mosca allenta la presa su Kiev. "Ma la strada sarà lunga"

Si sono aperti senza una stretta di mano fra le delegazioni i colloqui Russia-Ucraina a Istanbul, anzi con l'avvertimento a non mangiare e bere del ministro degli Esteri ucraino Kuleba, nel timore di avvelenamenti

Spiragli di pace dai colloqui. Mosca allenta la presa su Kiev. "Ma la strada sarà lunga"

Si sono aperti senza una stretta di mano fra le delegazioni i colloqui Russia-Ucraina a Istanbul, anzi con l'avvertimento a non mangiare e bere del ministro degli Esteri ucraino Kuleba, nel timore di avvelenamenti. E si sono conclusi con Mosca che annuncia «la riduzione drastica delle attività militari» e il ritiro dai dintorni di Kiev e Chernihiv, come doppio segnale di de-escalation. La mossa è reale sulla capitale, confermata dai satelliti e dal Pentagono, anche se probabilmente finalizzata a concentrare le truppe russe altrove, nel sud e nell'est dell'Ucraina, tanto che una fonte della Casa Bianca parla di «ridispiegamento»: «Nessuno dovrebbe farsi prendere in giro dagli annunci russi». «C'è differenza fra quello che la Russia fa e dice», spiega Blinken. E Biden: «Vedremo. Non leggo niente nelle parole della Russia fino a quando non vedo azioni».

Non è certo la fine della guerra. Non c'è ancora un cessate-il-fuoco e i russi sottolineano che la frenata militare sulle due città ucraine non comporta lo stop alle armi. Ma i negoziati di Istanbul segnano il primo vero punto di svolta nelle trattative Ucraina-Russia e nella strategia del Cremlino. Ha da vantarsene la Turchia del presidente Erdogan, padrone di casa che ieri mattina ha aperto i lavori definendo «amici preziosi» sia Putin che Zelensky, esortando le parti a raggiungere «risultati concreti», e ha chiuso la giornata affidando al suo ministro degli Esteri Cavusoglu le conclusioni: «Oggi è stato raggiunto il più significativo progresso nei negoziati». Il passo in avanti è anche nelle parole del capo delegazione di Mosca, Vladimir Medinsky, che lapidario parla di «colloqui costruttivi»: «Riferiremo a Vladimir Putin». Salvo poi riportare tutti alla realtà: Rimane «un lungo cammino» per un accordo di pace. Un incontro tra Putin e Zelensky sarà «possibile solo dopo che un'intesa sarà siglata dai rispettivi ministri degli Esteri».

Esposta alla presenza del mediatore-star Roman Abramovich - che ha lavorato nella semi-ombra ma ieri è apparso in pubblico alle trattative, come esterno alle delegazioni ma con benedizione di Putin e Zelensky - l'offerta ucraina è ora sul tavolo nero su bianco. E sulla neutralità dell'Ucraina rispetta le condizioni poste da Putin. Kiev «accetterà lo status di Paese neutrale», fuori dalla Nato, e promette che non ospiterà basi straniere. Ma chiede che si arrivi alla «creazione di un nuovo sistema di garanzia di sicurezza». È il modello austriaco, che farebbe dell'Ucraina un cuscinetto neutrale fra i due blocchi. Con una serie di Paesi a fare da garanti: i 5 membri del Consiglio di Sicurezza Onu, la Turchia e l'Italia insieme a Polonia, Canada, Israele e «chiunque voglia unirsi». Agirebbero sul modello dell'art. 5 del Trattato Nato: in caso di aggressione a Kiev, sarebbero tenuti a intervenire. Consultazioni entro 3 giorni e obbligo giuridico di fornire assistenza militare, armi e chiusura dei cieli. Faccenda non da poco. Ma il team di Zelensky è già al lavoro con i Paesi coinvolti. Quanto all'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, nessun problema. Mosca ha detto chiaramente di non essere contraria.

Altra questione scottante: il futuro di Donbass e Crimea. I delegati di Zelensky propongono trattative separate sullo status delle due regioni, che dovranno concludersi «entro 15 anni». Trovato l'accordo, Kiev chiede due passaggi. Il primo interno: intende sottoporre a referendum popolare l'intesa. Il secondo internazionale: vuole che l'intesa venga blindata da un voto dei Parlamenti dei Paesi garanti. Una strada impervia, sia in Ucraina che all'estero.

La palla passa ora al Cremlino, senza un secondo giro di colloqui oggi, come inizialmente paventato. Ma l'Occidente aspetta di capire cosa succederà davvero in termini militari. Il ministro della Difesa russo Shoigu, mentre i colloqui erano in corso, ha annunciato che «i principali obiettivi della prima fase di questa operazione - liberazione del Donbass e controllo dei cieli ucraini - «sono stati raggiunti». L'impressione è che Mosca voglia chiudere una prima fase del conflitto, vendendo alla sua opinione pubblica i primi risultati, perché sul campo è in sofferenza e sui mercati e nel commercio sotto dura pressione con le sanzioni. Obiettivo alternativo: concentrarsi sul sud e sull'est dell'Ucraina. Ecco perché gli occidentali sono scettici. Washington non si fida degli annunci russi.

Londra è convinta che Mosca voglia ancora «la resa di ucraini e alleati». E dalla regione di Zaporizhzhia, dove è stato rapito il sindaco di Primorsk, arriva la denuncia dolorosa del governatore Oleksandr Starukh: i corridoi umanitari promessi dai russi hanno funzionato nemmeno ieri.

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