Spiraglio d'intesa sulla Brexit. Negoziati nella rete (da pesca)

Concessioni inglesi sulla competizione equa di mercato L'ultimo punto critico restano i diritti ittici sulle acque

S'intravede uno spiraglio di luce nel tunnel della Brexit. Un accordo potrebbe essere ancora possibile, hanno fatto sapere ieri da Bruxelles, dove sono ripresi i colloqui tra le due squadre di negoziatori.

Il capo della squadra europea Michel Barnier ha dichiarato che ci potrebbe essere un lieto fine entro questa settimana dopo che il Regno Unito ha accettato di fare alcune concessioni importanti. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian il premier Boris Johnson avrebbe ceduto sulla necessità di un meccanismo che assicuri una competizione equa nel momento in cui gli standard dei regolamenti dovessero mutare nel tempo e questo avrebbe sbloccato l'intera trattativa. «Si tratta di un passo in avanti importante - ha dichiarato Barnier - il governo britannico ha accettato per la prima volta un meccanismo di misure unilaterali in caso di divergenze sistemiche destinate a distorcere l'equilibrio del commercio e degli investimenti». «Ovviamente questo meccanismo dev'essere credibile, efficiente e rapido - ha aggiunto Barnier - e quindi stiamo lavorando su questo». Rimangono tuttavia ancora delle questioni cruciali da risolvere come quella sulla pesca, sulla quale non si è visto alcun progresso. La strada rimane quindi in salita, ma il capo negoziatore ha informato le parti politiche e gli ambasciatori che in questo momento esiste una possibilità che si raggiunga un compromesso utile.

«I prossimi giorni saranno molto importanti - ha twittato sempre ieri - se l'accordo deve entrare in vigore dal 1° gennaio del 2021. Una competizione giusta e una soluzione sostenibile per i nostri pescatori sono i punti chiave per arrivare ad una decisione concordata». Barnier ha spiegato che i negoziati sull'accesso europeo alle acque britanniche sono addirittura regrediti e che potrebbe essere necessario tutto il mese di dicembre per appianare le differenze. Ha poi sostenuto che il governo inglese ritiene di aver fatto degli sforzi sufficienti per garantire pari condizioni e che quindi ora si attende che l'Europa faccia lo stesso con delle concessioni sulle quote e sulla frequenza dei colloqui».

«Ma non è così che funziona» ha chiosato. Pesca a parte, anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen è sembrata più ottimista che nelle scorse settimane. «Prima di tutto qualcosa si sta muovendo - ha confermato in un discorso tenuto a Parigi - e questo è bene. Stiamo parlando di un nuovo inizio con dei vecchi amici e siamo ormai alla fine del percorso, all'ultimo miglio da fare. Ma si tratta del miglio più importante. Vogliamo pari condizioni, non solo alla partenza, ma per sempre». Secondo fonti europee del Guardian alla fine della settimana tre rimangono gli scenari possibili: un accordo raggiunto che consenta la ratifica al 28 dicembre; una rottura dei negoziati con conseguente uscita senza accordo da parte del Regno Unito; un accordo raggiunto alla fine dell'anno e applicato temporaneamente per evitare il no deal, che verrà poi formalizzato nel 2021.

I rappresentanti francesi e tedeschi rimangono cautamente ottimisti per ora. Il ministro per l'Europa francese Clement Beaune ieri ha sottolineato che i colloqui devono proseguire speditamente o sarà molto difficile superare ogni ostacolo entro questa settimana. «Non solo per la ratifica, ma perché abbiamo bisogno di due settimane per organizzarci. Le aziende sono in ansia e noi non possiamo arrivare alle 5 del pomeriggio del 31 dicembre senza saper loro dire che cosa accadrà il giorno dopo».

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