Lo stato di emergenza frena le aspirazioni del premier

In caso di proroga dei "super poteri" dopo il 31 dicembre sarà più difficile dedicarsi alla corsa per il Quirinale

Lo stato di emergenza frena le aspirazioni del premier

Mentre si muove a grandi passi il sentiment di chi auspica il Mattarella bis - accolto ieri alla Scala di Milano da sei minuti di applausi, conditi da numerosi e ripetuti inviti a restare al suo posto - nel governo si apre il dibattito sull'ipotesi di prorogare o no lo stato di emergenza legato alla pandemia.

Non un dettaglio. Non solo per le conseguenze concrete sull'azione dell'esecutivo in chiave di contenimento della pandemia, ma anche in vista della corsa - ormai imminente - verso il Quirinale. Se passa la linea che l'emergenza Covid è sostanzialmente archiviata, infatti, Mario Draghi si potrà muovere più agevolmente per giocarsi la partita del Colle. Al contrario, fossimo ancora in piena crisi pandemica, per l'ex numero della Bce sarebbe ben più complesso giocarsi la carta del Quirinale, a cui - inutile girarci intorno - Draghi aspira non poco.

Ecco perché il tema è politicamente sensibile. E le valutazioni non si limitano ai dati sulle terapie intensive ma strabordano in considerazioni più strettamente politiche. Il ministro della Sanità, Roberto Speranza, ne è l'esempio più evidente. Lui, da sempre rigorista doc, sul punto si scopre oggi molto prudente. «Il governo sta ancora discutendo se prorogare o no lo stato d'emergenza dovuto alla pandemia di Covid-19», spiega. Prendendo tempo, perché «sono discussioni ancora non mature in seno al governo» e c'è da «aspettare il tempo necessario per consolidare una riflessione» in proposito. Traducendo dal politichese, oggi Speranza non se la sente di rivendicare la linea del rigore perché sa bene che Draghi sul tema ha un approccio - quirinalmente parlando - molto prudente.

L'esecutivo dell'intransigenza, quello della campagna vaccinale senza se e senza ma e della guerra ai no vax, sceglie insomma di muoversi con circospezione. Per non scontentare nessuno, per non creare conflitti, per non complicare un'eventuale corsa al Quirinale del suo premier. Così è, d'altra parte, da settimane. Con un governo sostanzialmente congelato su tutti i fronti. Al punto che perfino Cgil e Uil hanno perso le staffe e sono arrivate allo strappo dello sciopero generale.

D'altra parte, sono settimane che Palazzo Chigi è imballato con il corto circuito di un premier che - legittimamente - è focalizzato tutto sulla partita del Quirinale e per nulla sull'azione di governo. E l'eventuale proroga dello stato d'emergenza è ormai una sorta di bivio. Temporeggia, abbiamo detto, Speranza. Mentre la caldeggia il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Convinto che «la proroga dello stato d'emergenza sia quanto mai opportuna». «Almeno per l'intero primo semestre del 2022», aggiunge Toti.

La questione nelle prossime ore è destinata a diventare centrale per il governo. Che però al momento ragiona seguendo un approccio di grande prudenza, nella speranza di poter veicolare la linea della tranquillità. Quella che per molti versi legittima la candidatura di Draghi al Colle. Se la tempesta è in via di risoluzione, infatti, la corsa di SuperMario ha un suo perché. Se invece fossimo ancora in piena emergenza, per l'ex numero uno della Bce sarebbe ben più difficile giocare la carta del Quirinale.

Di qui la prudenza di Chigi, dove tutti hanno chiaro che il premier la partita del Colle la vuole giocare. Di qui, a cascata, la prudenza di Speranza.

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