Quello stile da ambasciatore-mediatore che conquistò Cuccia e i salotti buoni

"Preferisco non espormi e rimanere ad osservare, sono da sempre per le mediazioni anziché per gli scontri". In queste tre righe c'è la sintesi dell'Ennio Doris protagonista della finanza italiana

Quello stile da ambasciatore-mediatore che conquistò Cuccia e i salotti buoni

«Preferisco non espormi e rimanere ad osservare, sono da sempre per le mediazioni anziché per gli scontri». In queste tre righe c'è la sintesi dell'Ennio Doris protagonista della finanza italiana. Nello scorso settembre, alla vigilia del passaggio più delicato nel consiglio di amministrazione delle Generali con la leadership di Mediobanca (di cui il gruppo Mediolanum è socio con il 3,28%, ndr) messa in discussione dal tandem Del Vecchio-Caltagirone, il banchiere di lungo corso auspicava la sintesi delle opposte istanze, ossia «tra gli interessi degli azionisti di peso e la necessaria indipendenza del management». Identico buon senso fu applicato nel 2005 alla difficile stagione delle scalate bancarie. Era la visione del futuro, la stabilità del sistema a preoccuparlo, non lo schierarsi con qualche fazione. Lungimiranza che ieri gli è valsa un commosso ricordo da parte del presidente dell'Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli.

E la discrezione, l'equilibrio, la saggezza sono state la cifra del suo impegno pubblico in un mondo dove il «salotto buono» ha incrociato la «politica» e viceversa. Qualità che gli valsero la fiducia di Enrico Cuccia che nel 2000 accolse Doris (e di conseguenza il suo partner Silvio Berlusconi) nel patto di sindacato di Mediobanca. Non è un caso che Silvio Berlusconi abbia sempre ascoltato il parere di Ennio Doris, di Gianni Letta e di Fedele Confalonieri prima di assumere tutte le decisioni strategiche. Sestino Giacomoni, componente del coordinamento di Forza Italia, presidente della commissione di Vigilanza di Cdp e consulente Mediolanum, spiega con un esempio pratico come esercitasse la propria moral suasion. «Quando nel 2008 fallì Lehman Brothers sembrava che il mondo stesse crollando», racconta sottolineando come fu proprio Doris a dire al socio Berlusconi: «Stacchiamo un assegno di 120 milioni per evitare che 11mila clienti perdano i loro risparmi». Berlusconi rispose: «Ennio, se tu lo fai, lo faccio anch'io». Lo stesso suggerimento fu rivolto al Berlusconi premier: «La prima cosa da fare - disse - è andare in televisione e affermare che nessuna banca fallirà». Il consiglio fu seguito, prosegue Giacomoni, e il governo stanziò un fondo di 20 miliardi. «Bastò quella mossa per far sì che in Italia non fallisse nessuna banca», conclude.

Ma Ennio Doris, anche senza esserlo di professione, sapeva anche essere «politico». «Durante la pandemia - evidenzia Gaicomoni - ha sempre affermato che la liquidità che viene dalla Bce è la medicina monetaria ma il vero antibiotico viene dal governo che può ridurre le tasse e io con tutta Forza Italia mi sono sempre battuto per abbassare la pressione fiscale». Sulla salvaguardia e sulla tutela dei risparmi delle famiglie aveva incentrato tutta la sua attività professionale, «oggi è scomparso un grande uomo», dice commosso Giacomoni.

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