La revisione del sistema Ets entra nel vivo e l'Italia alza la voce. Dopo l'allarme lanciato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini - che ieri sul Giornale ha definito il meccanismo "un costo che ricade su imprese e cittadini" ricordando come l'industria europea pesi appena per l'1,5% delle emissioni globali - il governo passa all'offensiva a Bruxelles.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ieri a Bruxelles per il Consiglio Ue sulla competitività, non ha usato giri di parole. "Il sistema Ets, così come concepito, rappresenta un'ulteriore tassa a carico delle imprese europee", ha ribadito. Per questo l'Italia chiederà alla Commissione la sospensione del meccanismo fino a una "profonda revisione" che intervenga sui parametri di riferimento, sui meccanismi di assegnazione delle quote e sul calendario di eliminazione delle quote gratuite.
Parlando con il Giornale, Urso rivendica un cambio di clima politico in Europa. "Siamo riusciti a realizzare con la Germania una larga e significativa intesa sulla politica industriale ed energetica", spiega, riferendosi all'asse italo-tedesco per riorientare i grandi dossier industriali in chiave pro-competitività. Le resistenze francesi? "Confido si possano fare passi avanti anche con Parigi", dice il ministro, che incontrerà martedì prossimo a Roma il suo omologo transalpino Martin e successivamente i titolari di digitale e spazio. L'obiettivo è costruire una maggioranza che, partendo dal motore italo-tedesco, superi l'approccio ideologico degli ultimi anni, sia pronta a "recepire altre convergenze, come con la Francia e i liberali di Renew" rimettendo al centro industria, tecnologia e neutralità energetica.
È la linea indicata anche dalla premier Giorgia Meloni, che ancora ieri ha posto il tema dei costi energetici come priorità assoluta. "Non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l'energia più dei loro competitor", ha detto, annunciando risposte concrete già al Consiglio europeo di marzo. La questione Ets, per Palazzo Chigi, è parte integrante di una strategia che tiene insieme livello nazionale ed europeo. Una strategia che incontrato il plauso del Financial Times. Il quotidiano britannico ha definito "un'idea interessante" la previsione del dl Bollette che cerca di "abbassando i prezzi all'ingrosso attraverso il rimborso ai produttori di energia elettrica dei permessi di emissione di carbonio".
Il dibattito si è acceso ieri al consiglio competitività. Undici Paesi - tra cui Italia, Germania e Francia - hanno messo nero su bianco la richiesta di una revisione che garantisca stabilità del mercato, protezione contro l'eccessiva volatilità dei prezzi e un approccio pragmatico all'assegnazione gratuita delle quote. Nel documento si chiede una "nuova mentalità legislativa" che metta fine alla proliferazione normativa e valuti l'impatto cumulativo delle regole sulle filiere industriali. Un segnale politico chiaro: la decarbonizzazione "non dovrebbe essere ottenuta attraverso la deindustrializzazione".
Il punto è proprio questo. Negli ultimi anni l'Ets è diventato, nei fatti, un costo aggiuntivo non comprimibile, che si somma agli alti prezzi dell'energia e alla concorrenza globale. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ne ha difeso i risultati, ricordando la riduzione delle emissioni dal 2005. Ma da Berlino e Roma cresce la convinzione che lo strumento, così com'è, rischi di desertificare la base produttiva.
Anche il vicepresidente della Commissione Ue Stéphane Séjourné ha ammesso la necessità di una riflessione: l'Ets, ha detto, deve tornare a essere uno strumento di investimento e "non essere percepito come una tassa". È un'ammissione che fotografa il cambio di fase.