Strage di Bologna, quarant'anni di misteri. Un libro documenta tutte le verità nascoste

Tra verbali e testimonianze anche il Dna di una donna ancora ignoto

Pubblichiamo ampi stralci della prefazione di Le verità negate (Ferrogallico editrice), graphic novel sulla strage di Bologna

Quante volte negli ultimi quarant'anni ci siamo imbattuti nell'inchiesta sulla strage di Bologna, attraverso giornali, televisioni, siti web. Indagini, processi e sentenze si sono susseguiti, c'è una verità giudiziaria che ha visto le condanne di coloro ritenuti responsabili dell'attentato del 2 agosto 1980. Eppure, restano aperti degli interrogativi. Documenti dell'intelligence, rapporti di polizia e carabinieri, perizie di esperti hanno portato alla luce dei fatti sorprendenti e non trascurabili che però non hanno trovato credito nell'inchiesta della Procura di Bologna.

Nel libro o, meglio, in questo nuovo modo di raccontare i fatti attraverso la graphic novel (Le Verità negate, Ferrogallico Editrice) non fornisco risposte, non regalo certezze, non introduco nuovi teoremi, ma pongo invece delle domande. Dopo un meticoloso lavoro di ricerca, di analisi e di sintesi di documenti, note riservate, verbali di riunioni, atti processuali e parlamentari, testimonianze, sono giunto alla conclusione che in questi decenni molti tasselli utili a completare il mosaico non siano stati presi in considerazione. Verità negate, rimaste occultate per anni, ma che non potevano restare nascoste a lungo. Dopo la caduta del Muro di Berlino ci saremmo aspettati che col tempo molte pagine della nostra storia passata venissero rilette. Non è stato così. La ragion di Stato ha spinto a cercare una risposta immediata e il non voler in qualche modo disconoscere un lungo lavoro di indagini ha fatto diventare quella risposta definitiva.

Non devono esserci equivoci, nessuno può considerare i terroristi dei Nar dei bravi ragazzi finiti nel tritacarne giudiziario. Fioravanti, Mambro e Cavallini hanno collezionato in tre quasi venti ergastoli per le loro azioni terroristiche passate, ma sono tante le incongruenze emerse nell'inchiesta sulla strage per la quale sono stati condannati. Come la provata presenza a Bologna il 2 agosto 1980 di un terrorista tedesco, Thomas Kram, legato al famigerato gruppo Carlos. Presenza non dimostrata ma solo riferita da un pentito per quanto riguarda Mambro e Fioravanti. Kram è stato indagato quasi 30 anni dopo la strage ma, siccome ai magistrati ha dichiarato di non esserne il responsabile, gli è stato detto grazie e arrivederci. Non basta. Il giorno della strage alla stazione, oltre al terrorista tedesco, c'era anche un brigatista rosso, Francesco Marra. Il particolare desta l'interesse dei magistrati solo il 5 gennaio 1981. Marra viene ascoltato dalla Digos e conferma di aver dormito all'Hotel Europa, a pochi metri dalla stazione di Bologna. Da notare che la stessa Procura di Bologna afferma l'esistenza di rapporti tra le BR e il gruppo Carlos. Ma non è neppure questa una pista da seguire. Come il caso dei documenti rinvenuti fra le macerie della stazione che non appartenevano ad alcuna delle vittime, ma a un professore sardo, Salvatore Muggironi, estremista di sinistra che annovera tra i compagni del suo gruppo due persone condannate per trasporto di armi ed esplosivi. Muggironi non aveva neppure denunciato lo smarrimento. Che ci facevano il suo passaporto e la sua borsa nella stazione quando è esplosa la bomba? Oh, un semplice equivoco, hanno detto, li aveva dimenticati a casa di un conoscente il giorno prima della strage e aspettava che glieli tornasse. Si scopre poi che ha mentito, ma non importa non è rilevante. Come non è rilevante la scoperta dei resti di un corpo che non appartiene alle 85 vittime identificate. Chi è? Una donna sicuramente, ma sarebbe la vittima numero 86, quindi meglio lasciar perdere. Secondo i giudici potrebbe essere stati mescolati i resti dei cadaveri. Anche se il dna non mente.

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