La strage dei ragazzi: un paese in ginocchio e il pianto sulle bare

Camera ardente per Samuele, Nicolò, Elia e Camilla. L'autopsia per l'unico maggiorenne

Cuneo Lo sguardo assente, gli occhi gonfi dalle lacrime e le mani in cerca di altre mani per farsi coraggio e superare un dolore così immenso che non sembra possa essere vero.

Madri e padri, nonni e amici si stringono tutti nello stesso abbraccio, intorno a quelle quattro bare di colore chiaro, una in fila all'altra nella camera ardente allestita nel cuore storico della città di Cuneo. Lì dentro ci sono i fratelli Elia e Nicolò Martini di 14 e 17 anni che da grandi avrebbero voluto vivere in alpeggio per produrre il Castelmagno, il famoso formaggio che prende il nome del paese che ora sarà ricordato anche per questa tragedia. Camilla Bessone 16 anni, che sognava di volare come una farfalla nella Nazionale Cheerleader e Samuele Gribaudo, 14 anni e una passione per la musica occitana.

Tra loro manca Marco Appendino, l'unico maggiorenne: 24 anni e una passione per la montagna. Questa mattina il pubblico ministero Alberto Braghin conferirà l'incarico al medico legale per eseguire l'autopsia. Sono morti giù da un dirupo dopo che tutti insieme erano andati a vedere le stelle, a bordo del Defender di Marco che, in una curva a gomito ha perso il controllo. «In una curva a sinistra l'auto non ha girato e siamo finiti giù», ha raccontato agli inquirenti Chiara, sopravvissuta a quell'Inferno.

Fuori da quelle bare, ci sono solo le lacrime e il dramma composto di un paese intero, dove vivono 54 persone e con questa tragedia si è visto portare via «il 50 per cento del nostro futuro», come sussurrava distrutto, poche ore dopo l'incidente, il sindaco Alberto Bianco. «Questo era il luogo della pace, delle grandi imprese del Pirata, Marco Pantani, che sul colle Fauniera vinceva il Giro d'Italia. Ora resta solo il dolore», dice affranto Pietro, che quei ragazzi li ha visti crescere.

Intanto la procura di Cuneo ha aperto un fascicolo sull'incidente.

«L'enormità della tragedia ha imposto un accertamento suppletivo su quanto è accaduto - spiega il dottor Braghin -, anche se la dinamica del sinistro sembra essere chiara». Il magistrato ha stabilito una perizia sul veicolo, per evidenziare eventuali anomalie che potrebbero essere all'origine dell'incidente o anche solo una concausa. I tecnici valuteranno prima di tutto lo stato delle gomme, per accertarne una eventuale usura, nonché le condizioni dell'impianto frenante.

A causare il sinistro potrebbe essere stato anche un animale, che all'improvviso ha attraversato la strada. «Dagli elementi in mio possesso posso dire che all'origine della caduta nel burrone del Defender, ci potrebbe essere anche solo una distrazione - prosegue il dottor Braghin».

Certo la strada impervia, che si arrampica oltre i 1.800 metri verso il monte Crocetta, ha contribuito in maniera pesante sull'incidente. L'ultimo lampione si trova nelle vicinanze del rifugio Maraman, poi si prosegue al buio, lungo un serpente di tornanti sterrati, senza la protezione del guard rail. Non ci sono cartelli che segnalano la curva a gomito che Marco non ha imboccato, uscendo rovinosamente di lato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la vettura è precipitata sbattendo prima sulla strada sottostante e poi su un massiccio roccioso. Tutti i ragazzi sono stati violentemente sbalzati fuori dall'abitacolo del Defender.

«È una tipica strada di montagna - chiarisce il dottor Braghin - che tra l'altro, mi hanno detto, il giovane Marco Appendino conosceva bene, perché l'aveva fatta tante volte in auto, guidando lui o vicino al conducente. Non credo che un cartello a segnalare la curva a gomito in una via che procede a tornanti, avrebbe potuto salvare quelle cinque vite».

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