La strana amicizia tra il Papa e il "compagno" Morales

In Vaticano il sesto incontro dall'inizio del pontificato col presidente boliviano tutto falce, martello e cocaina

La strana amicizia tra il Papa e il "compagno" Morales

Sono due sudamericani, due vecchi amici, due mine vaganti nei rispettivi ruoli. E si incontrano con sorprendente frequenza. Sei volte in poco più di cinque anni. Da quando uno dei due, José Bergoglio, argentino, è diventato papa. L'altro, Evo Morales, è presidente della sua Bolivia da dodici anni e mezzo. Incontri che fanno storcere la bocca a coloro che, in Vaticano e fuori, ritengono il leader indio un personaggio controverso, populista, comunista e un po' troppo tollerante nei confronti della cocaina di cui la Bolivia è un importante produttore. Morales è anche ricordato per il faraonico e autocelebrativo Museo de la Revolución Democrática y Cultural aperto qualche anno fa nella poverissima cittadina nativa di Orinoca.

Questioni che non sembrano sfiorare il pontefice, che ieri ha aperto ancora una volta le porte del Vaticano a Morales. Un colloquio di trentacinque minuti, raccontano le cronache d'Oltretevere, iniziato con qualche frase scherzosa sui Mondiali di calcio, che entrambi stanno seguendo con attenzione. Morales è un grande appassionato di pallone - al punto che qualche anno fa si fece ingaggiare dallo Sport Boys di Warnes per realizzare il sogno di giocare nella serie A boliviana alla tenera età di 55 anni - e si è rallegrato del fatto che quattro delle cinque nazionali sudamericane (Argentina, Brasile, Colombia e Uruguay) si sono qualificate per il secondo turno, mentre il solo Perù è tornato a casa. Bergoglio ha incrociato le dita per la sua Argentina che poi, nelle ore successive, sarebbe stata elliminata dalla Francia nel primo match degli ottavi di finale in Russia. Mentre scriviamo non sappiamo l'esito del match serale tra Portogallo e Uruguay ma se anche la Celeste dovesse nel frattempo essere stata sfrattata dal Mondiale, il presidente con la chompa (la tradizionale maglia di alpaca che ama indossare) dovrebbe fare il tagliando ai suoi amuleti indios.

Naturalmente il calcio non è stato l'unico argomento di conversazione. I due leader hanno, secondo una burocratica nota del Vaticano, fatto il punto sulle «positive relazioni tra la Santa Sede e la Bolivia, con speciale riferimento all'attualizzazione delle intese bilaterali» e fatto un punto sulla situazione politica del Sudamerica. I due poi si sono scambiati come di consueto dei doni. Morales, che in altre occasioni si era fatto notare per doni a dir poco strampalati come il Crocifisso sovrapposto a una falce e martello e una collana di libri sulla cocaina, stavolta si è limitato a una fotografia 20x30 scattata durante la visita di Francesco in Bolivia nel 2015, raffigurante l'abbraccio con un bimbo locale, e una scacchiera in legno, fatta a mano da artigiani boliviani. Il Papa ha ricambiato con una medaglia della pace «fatta da un'artista romano del secolo scorso e raffigura l'angelo della pace che incatena il demone della guerra e dell'ingiustizia», come ha sottolineato Bergoglio. Il Pontefice ha inforcato gli occhiali e ha letto il messaggio inciso sull'oggetto: «Lavorare per un mondo si solidarietà e pace fondato sulla giustizia».

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