Quell'amicizia a prova di bomba che getta ombre sulle minacce a Sigfrido Ranucci. Perché il presunto ruolo di Valter Lavitola come mandante dell'attentato dinamitardo, che avrebbe potuto trasformare il conduttore di Report da martire a leader politico di sinistra, ora pone sotto la lente investigativa anche le strane vicende del passato, con i riflettori che si riaccendono su una storia mai chiarita, ma ritenuta così grave da determinare l'innalzamento del livello di allerta a protezione di Ranucci, il quale nell'agosto del 2021 è passato dalla tutela a una scorta h24. A rivelare perché fosse a rischio di vita era stato lo stesso Ranucci, che tra la fine di ottobre e le prime settimane di novembre, in alcune interviste tv e sui giornali, aveva propalato il piano architettato per ucciderlo, legando le fantomatiche intenzioni di un delinquente al sempreverde connubio tra criminalità organizzata e destra eversiva. "C'è un signore in un carcere del Nord", aveva raccontato a DiMartedì il 2 novembre 2021, "legato al narcotraffico, ai cartelli che furono di Pablo Escobar, che avrebbe assoldato due killer stranieri per spararmi. È in collegamento con alcune famiglie della ndrangheta e con alcuni ambienti della destra eversiva". Quel preciso progetto di morte, veicolato non da un mandante ignoto da individuare ma da un carcerato con nome e cognome, non portò a nulla. "Non si è mai aperto un procedimento penale, perché i sicari non sono stati identificati", ha detto Ranucci a Noi Antimafia il 15 maggio 2025. In quel momento l'amicizia con colui che oggi è sospettato essere il mandante dell'attentato bomba andava a gonfie vele, come lo stesso conduttore Rai ha ammesso nei giorni scorsi, fissando al 2019 l'anno in cui Lavitola era diventato prima una fonte per Report e poi un amico fraterno per il giornalista. E ora un dettaglio, rimasto tra le pieghe di un'altra inchiesta, quella sul dossieraggio all'Antimafia messo in atto dall'ex finanziere Pasquale Striano (nella foto) in concorso con l'ex pm Antonio Laudati e due giornalisti di Domani mentre il capo era il grillino Federico Cafiero De Raho, apre interrogativi su cui sono in corso approfondimenti. Perché proprio nei giorni in cui Ranucci era in tour per gridare al mondo il piano ideato per eliminarlo e il pericolo che ne aveva determinato la necessità della scorta, lo "spione", che per la Procura di Roma si muoveva su "istigazione" dei giornalisti ai quali passava informazioni coperte da segreto, setacciava le banche dati con il nominativo di Lavitola. E consultava una "Segnalazione per operazione sospetta" arrivata da Bankitalia sui conti dell'ex direttore de L'Avanti. Il motivo di quell'accesso abusivo sulla Sos UF202100000000484390, visionata da Striano il 25 novembre 2021, è ancora ignoto.
Così come non ha diretti legami con le esigenze di cronaca l'intrusione, avvenuta tre mesi dopo, il 7 marzo 2022, sul nominativo di Andrea Vetromile, già commercialista di Lavitola e dell'ex senatore Sergio di Gregorio, nonché teste chiave nell'inchiesta su fondi neri e servizi segreti. Vetromile, in quel frangente, si trovava in carcere, dopo l'arresto del 15 gennaio 2022, durante controlli per il green pass, che aveva messo fine alla sua latitanza all'estero.
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