Uno strano Paese che viaggia a tre velocità tra carrozze fatiscenti e "Frecce" del futuro

Si va dai treni senza aria condizionata del trasporto locale, ai convogli del progetto Hyperloop. Da noi le tecnologie si studiano per regalarle agli altri

Uno strano Paese che viaggia a tre velocità tra carrozze fatiscenti e "Frecce" del futuro

Anni fa un pendolare che percorreva ogni maledetto giorno la tratta ferroviaria dal basso Lazio a Roma e ritorno, decise di iniziare a raccogliere in una sorta di diario, corredato da biglietti e ogni sorta di possibile documentazione, il rosario di ritardi, intoppi, disservizi che viveva quotidianamente. Quand'era ormai prossimo alla pensione, aveva messo insieme una sfilza di decine di volumi degna di un'enciclopedia. Decise di chiamarla «Treccani da treno o Tretreni da cani». Un pizzico di ironia per addolcire questo monumento a una vita di viaggi in ritardo e puntuali incazzature.

Se il nostro eroe fosse ancora in attività, probabilmente avremmo una Wikipedia del pendolarismo. Più tecnologica, ma con un elenco altrettanto nutrito di tormenti ferroviari. Perché, anche se sarebbe ingeneroso dire che da allora nulla è migliorato, è altrettanto vero che la velocità media dei convogli locali non è aumentata granché rispetto agli anni Ottanta, i treni sono spesso sovraffollati da rubare il respiro e il fatto che alcuni viaggino scortati dalla polizia fa capire che tra le preoccupazioni dei pendolari c'è anche quella di arrivare senza rischiare un colpo di machete come accadde su l'anno scorso a un controllore delle Ferrovie Nord di Milano. E tutto questo succede nello stesso Paese dove, da allora, il tempo di percorrenza tra Roma e Milano è diminuito dalle cinque ore e cinque minuti del 1987, alle tre ore del 2016 (che a breve diventeranno due ore e venti) grazie all'alta velocità di Frecciarossa e Italo. Ed è anche lo stesso Paese dove si studiano e si fabbricano i treni del futuro. Il collegamento ad alta velocità tra Londra e la Cornovaglia sarà realizzato su treni costruiti a Pistoia dalla ex AnsaldoBreda, di recente ceduta ai giapponesi di Hitachi. E una startup, la Htt, sta lavorando a Hyperloop, il progetto di un convoglio che viaggia all'interno di un tubo pressurizzato, con velocità potenziale di 1.200 km l'ora: Roma-Milano in meno di mezz'ora. Lo spaventoso incidente ferroviario tra Andria e Corato ha riacceso la luce sul mondo immutabile che era così ben rappresentato da quella «enciclopedia» del pendolarismo, ma ci ha anche ricordato che siamo il Paese dei tre treni: i carrozzoni del trasporto locale, l'alta velocità paragonabile a quella del resto d'Europa, i convogli del futuro.

Il paradosso è che l'incidente ha colpito una delle linee locali dove si viaggiava meglio, con corse sostanzialmente puntuali, comode e dotate di aria condizionata. E dunque, si può immaginare quanti dubbi il tremendo incidente possa aver instillato su chi viaggia sul passante di Milano e sopporta continuamente ritardi e corse che saltano, chi si dispera sulla Roma-Lido che va a singhiozzo, chi è costretto a viaggiare in piedi per un'ora sulla Roma-Nettuno strapiena nelle ore di punta. A questo popolo di forzati del pendolarismo il disastro pugliese ha tolto l'unica certezza: viaggiamo lenti e scomodi ma almeno viaggiamo sicuri. Su questo punto si è cominciato in realtà a fare chiarezza: il sistema manuale del «blocco telefonico», su cui oggi si punta il dito come principale causa dello scontro che ha causato 23 morti, è sparito sulle tratte gestite da Rfi, cioè la rete pubblica. La transizione non è ancora avvenuta, per ammissione dello stesso ministro Graziano Delrio, su almeno 600 dei mille chilometri cosiddetti in «ex concessione», gestiti da aziende locali anche private. Per queste tratte costerebbe 100 milioni. Non poi tanti, se spesi per salvare 23 vite.

È come se una parte dei treni italiani avessero accelerato verso il futuro, lasciandosi alle spalle gli altri, i figli di una ferrovia minore, che continuano a marciare al passo arcaico di un paese preindustriale. Come se scesi dall'alta velocità, la fretta non contasse più. Eppure i pendolari sono tre milioni al giorno. Per restituire loro dignità bisognerebbe sottrarre quelle linee agli interessi locali, ai tempi della politica e confrontarsi con logiche di mercato, magari accettare che una parte delle corse possa essere più rapida ma più costosa. Un tragitto che a molti non piace.