Tre parole, un testamento: valori non negoziabili. La vita, la famiglia, l'essere umano dal concepimento alla morte. Camillo Ruini era il nemico dei "cattolici adulti", di chi confonde desideri e diritti, che pensa alla fede come un gioco. A sinistra c'è chi vuol sfasciare il diritto familiare dopo aver già demolito il concetto di padre e madre, fatto a strame la biologia con astrazioni come "genere percepito" e "madre intenzionale", convinto che il femminismo sia una costola del movimento Lgbtq+. C'è chi si è nascosto dietro le ambiguità di Francesco sui gay, da salvare ma senza sdoganarne i peccati. Per San Pio X, "il primo dovere della carità non è accettare l'errore ma difendere la verità". È stata questa la grande vittoria di Ruini: la fallita abrogazione della legge 40 nel 2004, cioè la norma sulla fecondazione assistita che aveva fissato tre paletti alla deriva eugenetica: no alla diagnosi preimpianto, limite agli ovuli fecondati impiantabili, no all'eterologa. Paletti oggi divelti a colpi di sentenze ideologiche da una giurisprudenza creativa, in sfregio a una volontà popolare che ancora oggi è atterrita da alchimie come utero in affitto e gestazione per altri, considerate non a torto "reati contro l'umanità". Ruini ci ha ricordato, come Leone XIV, che i cattolici sono gli ultimi guardiani di un uomo umiliato e sostituito via via da un'intelligenza artificiale, falsa e meccanica, come i laboratori dove si gioca a fare Dio manipolando il Dna a caccia dell'uomo perfetto, senza difetti e senza malattie, mentre i fragili e i deboli vengono spacciati per vite "indegne di essere vissute", da rottamare come elettrodomestici guasti.
Il concetto di famiglia tanto cara a Sant'Agostino, che per primo ne ha sublimato i meriti coniugandoli come unico modello di società sostenibile e civile, si basa sull'amore di un uomo e una donna che decidono di confidare nel dono della maternità che la scienza può certamente aiutare a far diventare fecondo, ma senza l'inganno di una vita senza dolore e senza responsabilità, perché l'alibi della sempiterna giovinezza ha svuotato le culle e riempito infelici sale d'attesa di psicologi, cliniche della fertilità e chirurghi estetici.