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Da Crans Montana a Trentini. I 12 giorni di fuoco di Tajani

Per il ministro degli Esteri il 2026 inizia con la tragedia e l’apertura di altri fronti di crisi

Da Crans Montana a Trentini. I 12 giorni di fuoco di Tajani
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La strage di Capodanno in Svizzera, due nuove crisi internazionali da affrontare in Iran e in Venezuela, le trattative per far liberare Trentini e altri italiani, oltre alle "vecchie" guerre in Ucraina e Medio OrienteUn raro concentrato di impegno, responsabilità, ansia, anche soddisfazioni per Antonio Tajani, nei primi 12 giorni del nuovo anno. Giorni di fuoco, per il vicepremier e ministro degli Esteri, oltre che leader di Forza Italia, vissuti all'insegna del basso profilo, della moderazione, del sottile lavorio diplomatico, tra notti insonni e pasti saltati, conferenze stampa di fortuna e decisioni cruciali, mentre si delinea un nuovo ordine geopolitico.

Il 2026 si annuncia a Tajani con la tragica notizia da Crans Montana. Una notte di Capodanno finita in emergenza, dalla sua casa a Fiuggi si fa aggiornare al telefono dall'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, poi gli sforzi per identificare giovanissimi morti e feriti, e dare notizie alle famiglie. Il 2 gennaio, di fronte ad un'Italia sgomenta, il titolare della Farnesina arriva commosso al locale dell'incendio, cerca i feriti negli ospedali, organizza il trasporto in Italia di alcuni. Il 5 accoglierà a Ciampino le salme delle vittime, il 9 parteciperà alla messa in loro suffragio a Roma.

Ma il 3 gennaio Tajani deve anche fronteggiare il clamoroso arresto del dittatore venezuelano Nicolas Maduro e della moglie, prelevati dalle forze speciali americane e portati di fronte ad un giudice a New York. Può essere l'inizio di una guerra, la fine di un regime che il ministro ha sempre osteggiato, partecipando ad incontri con gli esuli e la premio Nobel per la pace Machado. Tajani si preoccupa della sicurezza degli italiani in Venezuela e della sorte dei detenuti, primo fra tutti Alberto Trentini, il giovane cooperante rinchiuso dal 2024. Il ministro ha promesso alla famiglia che lo riporterà a casa, da mesi conduce trattative silenziose, non replica alle accuse della stessa madre, disperata, o delle opposizioni. "Il governo non ha mai mollato la presa", dirà dopo il rilascio di Trentini e dell'imprenditore un Mario Burlò. Verso le 20 di domenica glielo annuncia il ministro degli Esteri venezuelano e alle 4 di mattina parla con i due in ambasciata, tranquillizza tutti sulle loro condizioni. Finalmente, una buona notizia da dare.

Ma nel frattempo si è acuita la protesta in Iran, con migliaia di morti e feriti, il presidente americano Trump minaccia di intervenire.

Tajani nella call del 6 gennaio con gli omologhi del G7, parla con il segretario di Stato americano Rubio, "raccomanda" il caso Trentini. Lavora per nuove relazioni diplomatiche con il governo venezuelano. Di crisi in crisi, ecco il 13esimo giorno.

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