Svolta al Viminale con Piantedosi: due navi delle Ong sono fuori legge

Tornano le navi delle Ong nel Mediterraneo, e inevitabilmente le polemiche

Svolta al Viminale con Piantedosi: due navi delle Ong sono fuori legge

Tornano le navi delle Ong nel Mediterraneo, e inevitabilmente le polemiche. Nel giorno della fiducia alla Camera, il premier Giorgia Meloni spiega che «l'immigrazione va governata». Il segnale del cambio di passo arriva subito dal Viminale, da cui parte la prima direttiva del governo firmata dal neo ministro Matteo Piantedosi. Due grandi navi con 300 migranti a bordo, la Ocean Viking (bandiera norvegese) e la Humanity 1 (tedesca), si affacciano sui radar. Per il ministero dell'Interno, non sono «in linea con lo spirito delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all'immigrazione illegale». E, su indicazione della Farnesina e Antonio Tajani, si valuta il divieto d'ingresso.

Scatta il braccio di ferro: «Siamo un organizzazione di ricerca e soccorso e seguiamo la legge del mare salvando persone», replica la Ong tedesca Sos Humanity, che gestisce la Humanity 1 e chiede un porto. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini fa sapere che si chiameranno in causa gli stati di bandiera. Anche perché, con Lampedusa in emergenza e oltre 500 migranti arrivati nelle ultime 48 ore su 6 carrette del mare - una con a bordo due gemellini neonati senza vita partiti dalla Tunisia - e con l'hotspot da 350 posti che ospita già 1.154 persone a fronte di una capienza di 350, il Viminale non poteva non dare un segnale di discontinuità.

Lo stop alle Ong viene paventato attingendo alla medesima direttiva a cui fece ricorso Salvini nel 2019: il passaggio delle due imbarcazioni nelle acque italiane potrebbe essere considerato «pregiudizievole per la pace, il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero», recita l'articolo 19 citato ancora ieri. Le operazioni di soccorso si sono svolte «in modo sistematico senza ricevere indicazioni dall'Autorità statale responsabile di quell'area Sar, Libia e Malta, che è stata informata solo a operazioni avvenute».

Roma è stata chiamata «solo a operazioni effettuate». Altro comportamento che ha spinto Piantedosi a definire la condotta delle due Ong non «in linea con lo spirito delle norme di controllo delle frontiere e di contrasto all'immigrazione illegale». «Bene l'intervento del ministro», sottolinea il vicepremier Salvini: «Come promesso, questo governo intende far rispettare regole e confini». Nella «massima collaborazione», il neo titolare del Viminale esclude ogni ingerenza dal «collega», rivendicando «una politica che si adatta alle esigenze del momento». Che vedono un altro allarme all'orizzonte, di Alarm Phone: due grandi pescherecci partiti dalla Libia con 1.300 persone sono in avaria.

Meloni in aula ha spiegato di voler fermare le partenze illegali «spezzando il traffico di esseri umani nel Mediterraneo», dove in un anno sono morte oltre 1.200 persone. L'intenzione, chiarisce il premier scansando la formula del blocco navale, è di recuperare la proposta della missione Sophia dell'Ue, lanciata nel 2015, che nella terza fase «prevista e mai attuata prevedeva il blocco delle partenze dei barconi». Parlava di neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche di contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra; «fase» che necessita di Risoluzione Onu e del consenso del corrispondente Stato costiero.

Intendiamo proporlo in sede europea, insiste Meloni, attuarlo in accordo con le autorità del Maghreb, accompagnato dalla creazione in Africa di hot spot gestiti da organizzazioni internazionali dove vagliare l'accoglienza.

«Non intendiamo mettere in discussione il diritto di asilo per chi fugge da guerre e persecuzioni, vogliamo impedire che la selezione di ingresso in Italia la facciano gli scafisti». Sono 8.440 gli arrivi da inizio anno; 1.786 solo da venerdì.

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