"Tamponi ai monosintomatici". E Fontana ora pensa positivo

Il governatore: "Sta iniziando la discesa". Poi va ancora all'attacco: "Meno vittime se solo Roma avesse agito prima"

Milano. I numeri in Lombardia restano drammatici, ma autorizzano a sperare. E il governatore Attilio Fontana - per la prima volta in modo esplicito - parla di una possibile «discesa» nei prossimi giorni.

La sinistra milanese, intanto, continua ad agitarsi e a polemizzare con la Regione, eludendo le responsabilità del (suo) governo. Ieri il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha voluto dire la sua. «Tutti stiamo ad aspettare davanti alla tv i dati sulla diffusione della pandemia - ha accusato - ma quello su cui ci si concentra di più è quello relativo ai contagi». «Un dato ufficiale ma non vero - lo ha definito - perché la maggior parte degli scienziati sostiene che la diffusione probabilmente è 10 volte tanto». «Eppure - ha aggiunto - non sappiamo nemmeno quanti tamponi sono stati fatti, e a chi». Poi ha annunciato un concerto solitario di Andrea Bocelli in Duomo, a Pasqua. Sempre in sintonia con la Milano vivace del post-Expo, il sindaco ora pare aver perso il tocco magico.

Al giorno 36, l'ondata resta alta in Lombardia, come la tensione. I nuovi contagiati sono 2.409, numero apparentemente molto elevato, ma in realtà in linea col trend degli ultimi giorni, se parametrato alla quantità di test eseguiti. Sono 37.300, ufficialmente, i positivi al Coronavirus nella Regione più colpita dall'epidemia, dove continuano a convivere motivi di ansia e di fiducia. Ieri è stato uno dei giorni più neri per numero dei morti: 541 in 24 ore, 5.402 in totale. Dato agghiacciante, anche perché si comincia a fare i conti con le anagrafi comunali che registrano di fatto un'impennata dei decessi che va oltre, e spesso sfugge alle rilevazioni.

Motivi di speranza, però, non mancano neanche oggi. «C'è un elemento confortante - ha detto l'assessore regionale, Giulio Gallera - continua a ridursi la pressione sui Pronto soccorso». E ha citato il Policlinico San Matteo di Pavia, dove gli accessi si sono ridotti del 30%, come a Lodi. Altra buona ragione per sperare arriva dal Lodigiano, prima zona rossa, dove «con gli sforzi fatti» - ha detto l'assessore - il contagio «si è assolutamente spento». In tutta la provincia di Lodi i nuovi casi sono 2.006, con una crescita di 38. «Molto meno rispetto a ieri». E Codogno, dove giovedì la crescita era stata di 11 casi, oggi se ne registra uno solo nuovo.

Ecco quindi l'ottimismo cauto di Fontana. «C'è stato un processamento di un numero maggiore di tamponi rispetto ai giorni precedenti - ha spiegato - Oggi però si assiste a una riduzione del numero di contagi, ci fa piacere, ma è la dimostrazione che evidentemente bisogna fare la media dei dati di almeno 5 giorni per avere una visione». «Sicuramente non sta crescendo la linea dei contagi - ha aggiunto - ma io penso che stia per iniziare la discesa». La Lombardia ha eseguito 95.860 tamponi, arrivando a un ritmo forsennato di esami in laboratorio. «Il problema non è il numero dei tamponi, ma il loro processamento - ha spiegato Fontana - con i nostri laboratori siamo arrivati praticamente al limite». La Regione, prima ha spiegato di aver seguito le indicazioni del governo, e ieri ha precisato che la strategia delle autorità sanitarie «è cambiata», visto che per l'Istituto Superiore di Sanità ora basta un solo sintomo (non più due) per essere sottoposti al test. Ospite a Telelombardia, il governatore ha ricordato inoltre di aver dovuto faticare, con Roma, per ottenere misure drastiche. E ha parlato di battibecchi degli scienziati. «Se avessimo subito agito in maniera rigorosa come stiamo facendo adesso - ha detto - forse qualche settimana di chiusura l'avremmo evitata e forse avremmo avuto qualche vittima in meno».

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