Ma a Taranto la base M5s si ribella: traditi da Luigi

Prima del voto i grillini promisero la chiusura dello stabilimento

Ma a Taranto la base M5s si ribella: traditi da Luigi

Taranto La notizia della fumata bianca romana che sancisce la conclusione della trattativa e l'accordo sull'Ilva con ArcelorMittal rimbalza a Taranto in tarda mattinata. E non ci vuole molto perché qui, dove batte forte il cuore operaio del colosso dell'acciaio ma è anche ben radicato il fronte più agguerrito contro la fabbrica, salga in fretta l'onda della protesta. Al punto che la delusione si mescola alla rabbia, soprattutto tra quanti auspicavano e - in particolare dopo le elezioni - pretendevano una linea diversa da parte del M5s. E così «tradimento» è il termine che accomuna più degli altri i messaggi diffusi attraverso i social.

Il fatto è che da queste parti il M5s ha fatto il pieno di voti alle ultime politiche: in città ha raggiunto il 47,7% alla Camera e il 45,6% al Senato. Insomma, un autentico plebiscito per una forza politica che non ha mai nascosto di voler rivoltare l'Ilva da cima a fondo, un atteggiamento che non a caso a lungo ha alimentato i timori dei sindacati. Del resto, tra la varie ipotesi che si sono accavallate di volta in volta tra i ranghi pentastellati a proposito del destino del Siderurgico va annoverata quella del leader Beppe Grillo. Il quale a giugno ha pensato bene di immaginare la riconversione dello stabilimento in un grande parco tecnologico: «Potremmo fare disse come hanno fatto nel bacino della Rhur» dove «non hanno demolito, hanno bonificato, hanno messo delle luci, hanno fatto un parco archeologico di industria del paleolitico lasciando le torri per fare centri di alpinismo, i gasometri per i centri sub più grossi d'Europa, sono state aperte un sacco di attività dentro e gli stessi minatori che lavoravano lì oggi sono guide turistiche, fanno un milione di visitatori l'anno e hanno dato posto a diecimila persone». Parole che a suo tempo hanno provocato non poche polemiche e anche qualche imbarazzo per il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, impegnato in una difficile trattativa.

Il sogno di Grillo, bollato come «un delirio» dall'ex ministro Carlo Calenda, è evaporato definitivamente. Ma l'imbarazzo in casa Cinque Stelle rimane. «Perché le promesse elettorali attaccano i simpatizzanti tarantini sono state disattese». E se già a metà luglio 15 associazioni hanno firmato un documento comune in cui si richiama il Movimento «alla responsabilità» riguardo al programma politico, adesso scocca l'ora della protesta. Ieri alle 18 è infatti cominciato un sit in di ventiquattr'ore in piazza Vittoria: decine di persone hanno manifestato invocando la chiusura delle fonti di inquinamento come previsto dichiarano «nel contratto di governo con la Lega».

Al centro delle polemiche è finito il vicepremier Di Maio, che da Roma tenta di arginare l'onda della protesta e annuncia un piano di rilancio per la città. «Presto sarò a Taranto, ci ho messo la faccia», assicura. Ma l'impressione è che ai suoi elettori non sia sufficiente.

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