Le telefonate pubblicitarie saranno ancora più moleste

Paradosso al Senato: via libera alle norme anti call center. Ma per evitare le chiamate bisogna accettarle

Le telefonate pubblicitarie saranno ancora più moleste

Sarà telefonata selvaggia: chiamate ad ogni ora del giorno per vendere la qualunque, senza alcuna difesa per il consumatore se non quella di rifiutare il prosieguo della conversazione una volta alzata la cornetta.

Se la Camera non dovesse ripensarci, i 115 milioni di telefoni (tra fissi e mobili) in possesso degli italiani potrebbero iniziare a suonare più di quanto già non avvenga. Effetto di un emendamento a firma dei senatori del M5S Castaldi, Girotto e Petrocelli diventato parte integrante del Ddl Concorrenza approvato l'altro ieri dal Senato col voto di fiducia chiesto dal Governo per far uscire il provvedimento dalla palude in cui annaspava da 18 mesi. L'intenzione dei proponenti non era poi nemmeno così cattiva: limitare lo strapotere dei contact center e le loro urticanti campagne di vendita. Ma nei fatti, secondo la norma fresca di conio, i colloqui telefonici potranno proseguire solo col consenso del chiamato. Il quale, per forza di cose, potrà fornirlo o negarlo solo a telefonata iniziata. Insomma, un'aspirina scaduta per arginare la pandemia di offerte apparentemente irresistibili: dal gas alle assicurazioni agli elettrodomestici, con operatori addestrati ad abbattere ogni barriera psicologica pur di vendere, specie ai più fragili: gli anziani.

«La norma licenziata dal Senato», osserva il Garante della privacy, Antonello Soro, «suscita sconcerto e preoccupazione, poiché elimina il requisito del consenso preventivo, liberalizzando il telemarketing selvaggio e prevedendo come unica tutela la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima». L'esatto contrario di quanto auspicato dall'Autorità, che aveva presentato una proposta «fondata sul previo consenso dell'interessato, ampiamente discussa nella Commissione di merito del Senato e, in apparenza, largamente condivisa», ricorda Soro, auspicando ora un intervento correttivo da parte della Camera.

Facile a dirsi, quasi impossibile a farsi con la legislatura agli sgoccioli, per la gioia delle circa 200 società di telemarketing attive in Italia con quasi 340 sedi operative (molte all'estero), forti di 80.000 dipendenti (il 40% precari) mandati alla conquista di un mercato che vale oltre un miliardo di euro. Tanto quanto le telefonate che - si stima - sarebbero state effettuate negli ultimi 12 mesi: un miliardo e poco più. E il consumatore? In svendita: nome, cognome e recapito di ogni utente valgono tra i 3 e gli 8 centesimi. Certo, al bombardamento telefonico si può provare a resistere iscrivendosi nel Registro delle opposizioni, ma la trincea resiste solo per i fissi (13 milioni, il 12% del totale) e neppure sempre. Lo dimostrano lo scarso appeal del rimedio (utilizzato da un milione e mezzo di clienti appena) ed i reclami: dal 2011 ad oggi, attesta il Codacons, si sono avute 25.000 segnalazioni e 6.000 contestazioni da parte di iscritti al Registro ugualmente preda dei contact center. Ecco perché la decisione di Palazzo Madama suona come una beffa.

«Invece di rafforzare il Registro, consentendo l'iscrizione anche ai numeri di cellulare ed introducendo la possibilità di cancellare i precedenti consensi, si è scelta altra strada, impedendo al cittadino di riprendere il controllo dei propri dati», tuona Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori. «Chi sgarra deve finire in una black list e pagare multe pesanti», rilanciano dal Codacons. Ma ormai il destino pare segnato: come prima, più di prima ti telefonerò.

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