Il terremoto radiofonia favorisce i big dello streaming

Il mondo della radiofonia italiana è in subbuglio per l'approvazione di due emendamenti al dl Ristori che potrebbero terremotare l'attuale assetto del mercato

Il mondo della radiofonia italiana è in subbuglio per l'approvazione di due emendamenti al dl Ristori che potrebbero terremotare l'attuale assetto del mercato. La prima proposta di modifica (messa in risalto da Repubblica del gruppo Gedi, editore di DeeJay, Capital e M2O) aumenta il tetto di raccolta pubblicitaria commerciale alle cosiddette «radio comunitarie» consentendo a queste emittenti senza scopo di lucro di trasmettere più spot (dal 10 al 25% orario). A livello nazionale ne esistono solo due: Radio Maria (che non trasmette pubblicità) e Radio Freccia del gruppo Rtl 102.5 che ha rilevato le frequenze di Radio Padania Libera e, di conseguenza, lo status comunitario. Sono oltre 300, invece, le radio «comunitarie» locali. Tutte queste emittenti, proprio in virtù del loro ruolo «sociale», possono acquisire gratuitamente frequenze purché non interferiscano con altre radio. Per Radio Freccia, che è una radio commerciale, il vantaggio sarebbe doppio. L'altro emendamento, invece, consente di affittare frequenze anche se non di proprietà a terzi.

Questo sistema potrebbe vanificare gli investimenti effettuati negli anni da tutti gli operatori svalutando i loro asset patrimoniali, cioè le frequenze. Il nuovo sistema, infatti, da una parte moltiplica il valore del titolo concessorio delle emittenti «comunitarie» autorizzandole, di fatto, a trasformarsi in «commerciali». Senza effettuare investimenti, mediante il solo affitto di frequenze, potrebbero arrivare alla copertura del 60% del territorio nazionale. Dall'altro lato, viene svilita la concessione delle altre emittenti nazionali che perderanno mercato pubblicitario e potranno accendere nuovi impianti solo mediante acquisto di frequenze a titolo oneroso previa autorizzazione da parte del ministero. Ultimo ma non meno importante, le due norme consentono ai giganti «over the top» come Google, Amazon e Spotify di entrare senza barriere nel mercato radiofonico, forti non solo della loro dimensione di multinazionali, ma anche della leadership nei servizi di musica in streaming. Anche per questo motivo Aeranti-Corallo, che rappresenta le piccole emittenti radio-tv, ha protestato contro le norme chiedendone il ritiro.

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