"Ti dono il mio rene". E fa nascere suo figlio per la seconda volta

L'uomo doveva sottoporsi 4 volte a settimana a dialisi: "Non potevo più vederlo soffrire"

«Ma quale super mamma? Tutte avrebbero fatto come me. Per i figli si fa questo e altro». Graziella Cenci sdrammatizza e liquida la faccenda come se si fosse trattato di un favore da nulla. Ma il suo gesto, per di più fatto alla sua età (68 anni), è stato più unico che raro. Al figlio Valerio, 50 anni, malato di insufficienza renale, ha donato un rene. E l'ha rimesso al mondo, facendolo uscire da un calvario che andava avanti dal 2014, con lunghe sessioni di dialisi quattro volte alla settimana che gli impedivano di mantenere un lavoro e lo stavano distruggendo.

La donna, originaria della provincia di Vicenza e residente a Vigasio, nel veronese, non poteva più sopportare la vita che faceva suo figlio e per lei era un dolore enorme vedere come si stava indebolendo giorno dopo giorno. «Doveva vedere come era sciupato e stanco. Ora finalmente è in forze, ha ripreso la sua vita e ha il bel colorito che volevo rivedergli in volto». Grazie all'intervento, Valerio ha anche ripreso a lavorare: ora è aiuto chef in un ristorante vicino a Verona ma stare in piedi tutto il giorno non gli pesa, ha ritrovato le energie di un tempo. E pensare che ha rischiato davvero grosso: «Una volta l'hanno letteralmente preso per i capelli. Dopo due anni di dialisi l'hanno messo in lista per il trapianto ma non c'è stato nulla da fare. Non si trovava un donatore compatibile da nessuna parte. Intanto la situazione continuava a peggiorare». Anche Karen, la nipote 24enne di Graziella, si è offerta di donare un rene al suo papà pur di vederlo in piedi. Ma i medici le hanno detto che era troppo giovane e per di più la nonna si è opposta. «Non ci pensare nemmeno, stella mia. Risolvo tutto io». E così la donna alla soglia dei 70 anni, ha annunciato alla famiglia il suo unico grande desiderio, quello di salvare il figlio. Risultato: il marito si è impietrito dalla paura e non l'ha mollata un attimo. Valerio, che fino a quel momento nulla aveva chiesto alla mamma, è scoppiato di gioia, sussurrandole: «Grazie, non ce la faccio davvero più». Ora che ha riacquistato le forze la abbraccia e la prende in braccio come ai vecchi tempi.

«Io ero l'unica a non aver paura - spiega Graziella - Non dormivo, è vero, ma non per l'intervento a cui andavo incontro. Il sonno mi mancava perché mio figlio non vive vicinissimo a me e sapere che stava male senza potergli essere vicino mi faceva impazzire. Però più ci pensavo e passava il tempo, più lui si indeboliva. Quindi ho rotto gli indugi e mi sono presentata al centro trapianti».

I medici del centro trapianti di Verona hanno detto sì e hanno tranquillizzato la coraggiosa signora. «Avevo quasi perso le speranze quando un'amica mi ha consigliato di parlare con uno specialista, il dottor Luigino Boschiero dell'unità di trapianto del rene di Borgo Trento: erano due anni che mio figlio cercava un donatore compatibile». L'intervento è durato in tutto cinque ore ed è filato liscio liscio. Dopo una settimana, a metà luglio, Graziella Cenci ha potuto fare rientro a casa, mentre dopo un ricovero di un mese, Valerio Fantinelli è rientrato a Marostica, dove vive, libero finalmente dalle lunghe sedute di dialisi.

Di nuovo in salute, Valerio continua a ripetere: «Non finirò mai di ringraziare mia mamma, mi ha fatto nascere una seconda volta». I festeggiamenti non sono mancati. Alla metà di gennaio, in occasione del compleanno di Valerio, la famiglia ha organizzato una grande festa con gli amici e i parenti. E Valerio, davanti alla torta, ha abbracciato la sua super mamma e le ha detto quanto ha apprezzato il regalo ricevuto. E Graziella, tra gli applausi di tutti e le lacrime di commozione, si è sentita appagata come non mai. Ben consapevole di aver fatto un dono non solo al figlio ma anche alla giovane nipote che ora può contare sul suo papà in piena forza. Insomma, tutti gli spaventi, le corse al pronto soccorso, le vane attese per un rene nuovo fanno parte del passato.

Adesso si continua a vivere, con un bel lieto fine suggellato da un selfie. «Quale selfie pubblica? Ah, quello dove io ho la sciarpa grigia? L'abbiamo scattato nella cucina di Valerio. Sa, nel fine settimana ci vediamo sempre per pranzare assieme».

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