"Togliete il mio nome...": il passo indietro di Casini

L'ex presidente della Camera si sfila dalla corsa al Colle per lasciare spazio al bis di Mattarella

"Togliete il mio nome...": il passo indietro di Casini

Pier Ferdinando Casini si "brucia" da solo. Per giorni il suo nome è rimasto in equilibrio, a volte dentro e a volte fuori dalla lista dei quirinabili. Ma questa mattina, davanti alla ricandidatura di Sergio Mattarella, il già presidente della Camera si è escluso da solo dalla corsa al Colle.

"L'Italia non può ulteriormente essere logorata da chi antepone le proprie ambizioni personali al bene del Paese. Certamente io non voglio essere tra questi", ha dichiarato il senatore bolognese all'Ansa. Poi si è tirato indietro: "Chiedo al Parlamento, di cui ho sempre difeso la centralità - ha aggiunto - di togliere il mio nome da ogni discussione e di chiedere al presidente della Repubblica la disponibilità a continuare il suo mandato nell'interesse del Paese". A questo punto tutto è pronto per la rielezione del presidente uscente allo scrutinio di questa sera, l'ottavo di queste elezioni presidenziali. Questa mattina Mattarella ha parlato per una mezz'ora con il presidente del Consiglio Mario Draghi, un tandem che da domani sarà rincoferamento - a meno di clamorosi colpi di scena - alla guida del Paese.

Eppure Casini ci credeva. Eccome se ci credeva. Fino a un paio di ore fa, il vecchio leone democristiano percorreva l'emiciclo, saltando da uno scranno all'altro per arringare colleghi e raccogliere voti. Una scena catturata dalle tribune grazie alle telecamere delle trasmissioni televisive. Evidentemente nutriva ancora più di una speranza di essere rieletto. Poi, all'improvviso, un segnale. Un post su Instagram, con un tricolore e la frase: "Prima di noi viene l'Italia". Una prima crepa nel muro della speranza casiniana. Tempo qualche minuto, e arriva la pietra tombale: Mattro Salvini apre alla strada del Mattarella-bis, il Partito democratico si accoda al volo. Tutto rimarrà com'è. Le telecamere intercettano di nuovo Casini: questa volta, però, si sta allontanando da Montecitorio con un pugno di mosche in mano.

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