Toh, ora Ruffini loda la flat tax. E ammette: l'evasione è bassa

Il capo del Fisco: "Soluzione trasparente", ma poi critica il forfettario. Non versate imposte solo per 80 miliardi

Toh, ora Ruffini loda la flat tax. E ammette: l'evasione è bassa

Flat tax e rottamazione delle cartelle convincono i vertici del fisco e il governo giallo rosso. Una difesa inaspettata della tassazione ad aliquota unica ieri è arrivata dal direttore generale dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. La flat tax, ha spiegato, «potrebbe essere una soluzione di estrema trasparenza e semplicità se abbracciasse tutti i redditi su una base imponibile il più possibile ampia e riconducesse gran parte delle deduzioni, detrazioni, crediti e bonus a un solo minimo esente» La condizione è «una copertura altrettanto decisa e certa», sull'imponibile recuperato e sulle maggiori entrate determinate dalla crescita.

Apertura del tutto teorica che lascia semmai trasparire una contrarietà ai regimi fiscali speciali, che sono l'unico accenno di flat tax al momento a disposizione. Ruffini ha infatti criticato una adozione in forma parziale della flat tax, come quella del regime forfetario, che «finisce con il segmentare ancora di più l'Irpef' e quindi» rischia di non contribuire al necessario riordino». Se le parole di Ruffini fossero tradotte in politiche pubbliche, insomma, prima si cancellerebbero i regimi speciali come il forfettario per le partite Iva e anche la cedolare secca. Poi, a fronte di coperture certe, si potrebbe pensare a una riforma fiscale che vada verso una semplificazione.

Ruffini, anche in questo caso a sorpresa, ha smentito chi sostiene che la metà dei contribuenti evade. «L'evasione fiscale, nell'ultimo anno, ammonta a poco meno di circa 80 miliardi, ma il complesso delle entrate dello Stato ammonta a circa 480 miliardi. La stragrande maggioranza dei contribuenti, comprese le partite Iva, paga le imposte».

Fisco al centro anche dell'audizione di Bankitalia, che ha chiesto una semplificazione delle norme e un inasprimento delle imposte su consumi e immobili. «Dati i vincoli di bilancio, a parità di spesa pubblica, ulteriori riduzioni del prelievo sul lavoro potrebbero essere finanziate attraverso un maggiore carico fiscale sui consumi e sulla ricchezza, considerato meno dannoso per la crescita».

Il governo per il momento si sta occupando di fisco solo nella gestione dell'emergenza. Il decreto ristori, a rischio per le turbolenze nella maggioranza, si sta ampliando. Lo scostamento di Bilancio necessario a finanziarlo dovrebbe essere intorno ai 25 miliardi e non 20 come previsto. Ci sarà anche un corposo capitolo fiscale. Il governo ha deciso di intervenire sugli effetti della ripresa delle attività dell'Agenzia delle entrate. Castelli ha annunciato un intervento «molto voluto dalle opposizioni» per i «50 milioni di atti» del Fisco pronti a partire che «metterebbero in difficoltà l'Agenzia delle Entrate e le persone che li riceverebbero». L'intervento che il governo ha in mente consiste nel cancellare i crediti del fisco non esigibili. «Cartelle che risalgono a molti anni fa e vanno tolte perché non sarebbero mai riscosse». Poi ci sono le cartelle degli anni 2016/2020.

Il governo, ha confermato Castelli, sta preparando una nuova rottamazione. Per favorire chi ha avuto difficoltà legate alla pandemia e ai lockdown, in arrivo anche un nuovo saldo e stralcio.

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