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Tokyo, Abe stravince per fermare Kim

Con i due terzi dei seggi il premier conservatore potrà cambiare la Carta pacifista

Tokyo, Abe stravince per fermare Kim

Missione compiuta. La paura della guerra nucleare minacciata dalla Corea del Nord spinge i giapponesi fra le braccia rassicuranti del primo ministro conservatore Shinzo Abe, che a 63 anni si appresta a diventare il più longevo capo di governo nella storia del Paese (mancano meno di tre anni al record). Dopo aver chiamato il suo popolo alle urne con un anno di anticipo, Abe stravince e la coalizione formata dal suo partito liberaldemocratico (Ldp) insieme con gli alleati di Komeito potrebbe aver raggiunto o addirittura superato di poco la soglia dei 310 seggi su 456, ottenendo una maggioranza di oltre due terzi alla Camera bassa. Se i risultati ufficiali di questa mattina confermeranno gli exit poll, il leader conservatore avrà mani libere per poter dare una sterzata alla Costituzione pacifista nata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non ce l'ha fatta la sfidante Yuriko Koike, ex ministra della Difesa di Abe e oggi governatrice di Tokyo, che con il suo neonato partito «Speranza» era considerata una minaccia temibile per il primo ministro e si è invece fermata alla forbice dei 39-59 seggi. Al secondo posto ci sarebbe il Partito Democratico Costituzionale (che oscilla fra i 44 e i 67 seggi). Affluenza al 54% (su 106 milioni di elettori chiamati al voto), leggermente più alta del record negativo del 2014 ma fortemente condizionata dal ciclone Lan che ha costretto molti nelle proprie case.

In un momento di crisi internazionale, con la minaccia della Corea di Kim Jong-Un che incombe, i giapponesi hanno preferito la strada conosciuta alla novità-incognita. E spingono Abe verso una riforma che cambierebbe definitivamente il volto del Giappone. Già nel 2005 il premier aveva fatto in modo che il Parlamento approvasse una legge per dare all'esercito giapponese (le cosiddette «forze di autodifesa») la possibilità di essere impiegate in missioni all'estero per la prima volta dal 1947. Ora, con i due terzi dei voti in Aula, si potrebbe arrivare a un emendamento della Carta fondamentale in senso nazionalista e alla modifica di quell'articolo 9 che - se interpretato in maniera letterale - vieta al Giappone di avere Forze Armate o al massimo (come è stato interpretato nel tempo) autorizza l'esistenza di un esercito vocato alla sola funzione difensiva.

«In un momento in cui la Nord Corea ci sta minacciando e le tensioni stanno crescendo, non dobbiamo mai tentennare», aveva detto il leader giapponese nel discorso di chiusura della su campagna elettorale. «Non dobbiamo cedere alla minaccia della Corea del Nord». Si spiega sempre in funzione difensiva la sintonia del premier Abe, al suo secondo mandato, con il presidente statunitense Donald Trump. Proprio dal Giappone il leader Usa comincerà a inizio novembre la sua visita di 14 giorni in Asia, che prevede anche una tappa nella la Corea del Sud minacciata da Kim Jong-Un.

La decisione di chiamare i giapponesi a elezioni anticipate era maturata a settembre, proprio dopo il lancio di missili nordcoreani che hanno sorvolato il Giappone. In questo modo, il premier ha anche compattato il Paese su una causa comune, facendo dimenticare gli scandali di corruzione che hanno coinvolto la moglie Akie e l'amico di vecchia data Kotaro Kake. Sul piatto anche il dossier economia. Il primo ministro ha chiesto infatti di poter continuare a lavorare, per rafforzarlo, sul suo programma economico noto come «Abenomics» che ha registrato buoni risultati sul piano della crescita (tasso positivo del 2,5% annuo), ma che non ha ancora ottenuto risultati sul piano dei consumi e dei salari, che restano fermi.

Il tasso di approvazione del suo governo è sceso in ottobre dal 50 al 34 per cento ma gli elettori giapponesi hanno comunque preferito la continuità alla novità.

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