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Torre Milano, inchiesta flop. Tutti assolti gli otto imputati

Il presidente del Tribunale traccia la linea anche per gli altri dibattimenti: "La prassi consolidata del Comune consentiva l’intervento". E i difensori adesso esultano: "Chi ha seguito le regole è innocente"

Torre Milano, inchiesta flop. Tutti assolti gli otto imputati
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Cristina Bassi

Luca Fazzo

Milano "Chi ha seguito le regole è innocente": è la frase, pronunciata a caldo da un difensore, che sintetizza il caso giudiziario e il cortocircuito dell'urbanistica a Milano. Ieri una prima pietra miliare: sono stati tutti assolti "perché il fatto non costituisce reato" gli otto imputati nel primo processo arrivato a sentenza - quello sulla Torre Milano di via Stresa - in questo nutrito filone aperto ormai da quattro anni. I reati ipotizzati sono di abuso edilizio e lottizzazione abusiva e (per alcuni) falso.

Il giudice della Settima sezione penale, Paola Braggion, ha letto il dispositivo di prima mattina. In aula sono scattati gli applausi degli imputati. Il pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne fino a due anni e quattro mesi di reclusione, più ammende, e anche la confisca della torre. Tra gli assolti, Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia di Palazzo Marino ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un'altra tranche sulla corruzione e imputato in ulteriori procedimenti. Poi i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, il progettista e alcuni dirigenti comunali. Tra i difensori, gli avvocati Federico Papa, Michele Bencini, Fabio Todarello, Giovanni Brambilla Pisoni, Eugenio Bono, Massimiliano Diodà, Emanuela Gambini, Francesco Moramarco, Corrado Limentani, Gian Luigi Tizzoni, Lodovico Mangiarotti. Il Comune, indicato come parte offesa dai pm, non si è costituito parte civile. Per l'accusa, per costruire la Torre di 82 metri e 24 piani, dove sorgevano due immobili di due e tre piani, è stata usata una semplice Scia invece di un permesso di costruire con piano attuativo. E una nuova costruzione è stata fatta passare per ristrutturazione.

Le motivazioni saranno depositate in 90 giorni. È il presidente del Tribunale, Fabio Roia, a spiegare intanto la decisione in una nota e anche a delimitare la strada dei prossimi processi milanesi, del tutto simili. Alcuni dei quali già a dibattimento. Per "tutti - scrive Roia - difetta l'elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione". Ancora: "La prassi consolidata del Comune di Milano", si legge, "consentiva l'intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a Opm srl", ossia la Scia. Vale a dire che, per i giudici, gli imputati erano in buona fede quando Torre Milano è stata realizzata e finita nel 2022 con una Scia datata 2018. Dato che "solo negli ultimi anni", ossia dopo il 2023, la giurisprudenza penale, amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) e della Consulta è cambiata. E ha dato "interpretazioni" nuove sulla nozione di ristrutturazione, prevedendo i piani attuativi per progetti che per volumetrie e altezze devono essere considerati nuove costruzioni.

"Una sentenza giusta, che riconosce la piena innocenza di chi ha seguito le regole che Milano si era data e che spazza via i teoremi immaginari della Procura", commenta l'avvocato di Stefano Rusconi, Michele Bencini. Così l'imprenditore Carlo Rusconi: "Nell'azione della Procura c'è il concetto di colpirne uno per educarne cento". E il figlio Stefano: "Il blocco urbanistico che ha caratterizzato questi anni ha reso la casa un bene sempre meno accessibile, speriamo ora che si possa riprendere a lavorare serenamente". Nei corridoi della Procura si incassa la sconfitta. La linea: le sentenze si rispettano. Se non si condividono, si impugnano. Aspettiamo le motivazioni.

C'è chi fa notare che anche il Tribunale concede che l'abuso edilizio c'è stato, pur essendo gli imputati in buona fede. E chi sottolinea come grazie alle inchieste la prassi nell'urbanistica milanese sia cambiata e "certe cose" non si possano più fare.

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