Leggi il settimanale

Traffico di permessi, i ricatti ai migranti: "Paga o non parti"

Le intercettazioni: a terra chi non pagava. Avvocati, Caf e Ong gestivano il tariffario

Traffico di permessi, i ricatti ai migranti: "Paga o non parti"
00:00 00:00

L'inchiesta sul traffico di migranti si estende e arriva a toccare anche le Ong attive nel settore. Le 30 custodie cautelari emesse dal Tribunale di Lecce nell'operazione condotta dai carabinieri e coordinata dalle procure di Taranto e Bari, fanno emergere infatti un quadro inquietante che comprende diversi settori: avvocati, intermediari, datori di lavoro e commercialisti, tutti compiacenti con l'unico fine di aggirare il decreto Flussi voluto dalla premier Meloni. Nell'ordinanza emerge quindi anche il ruolo indiretto delle Ong che, secondo il pm, venivano usate per procacciare "disperati da regolarizzare e incrementare in questo modo i già lauti guadagni". Infatti Antonio Milella, titolare del Caf di Taranto, una delle menti dietro il sistema, era a Napoli proprio poche ore dopo lo sbarco della nave di Emergency con 87 migranti a bordo. Sempre quel giorno Milella ha inviato una mail all'avvocato Michele Cervellera con allegati 25 file ognuno dei quali corrispondente a un cognome straniero, dai quali il legale avrebbe dovuto letteralmente "pescare" 5 o 6 nominativi specificando che avrebbero richiesto 1500 euro per ogni posizione da regolarizzare. Il tariffario, quindi, prevedeva almeno due opzioni: arrivare in Italia in modo irregolare costava almeno 6.500 euro, la sola regolarizzazione, invece "soli" 1500. Un numero esorbitante di stranieri entrati grazie a un meccanismo fraudolento che vedeva al vertice Cervellera, che nelle intercettazioni non faceva alcuno sconto: "O i soldi o rinuncia", diceva imponendo la sua tecnica perché "da anni si occupava di tale materia, non certo lecitamente", come sottolinea il pm che evidenzia altresì l'elevato compenso nonostante l'indigenza di alcuni migranti.

Una macchina ben oliata anche grazie al supporto di extracomunitari scelti per procacciare connazionali di cui poi si occupava Cervellera per i procedimenti burocratici.

Basta leggere la conversazione in cui uno degli imputati fu contattato da un cittadino pakistano che aveva la disponibilità economica per sostenere la spesa in questione, possedendo dei negozi in patria e chiedeva quanto dovesse versare per ottenere dei passaporti per far entrare tre o quattro amici in Italia. Poi una quantità indefinita di telefonate per aggiornarsi sull'andamento dell'attività, tanto che in una fase era stato ipotizzato di alzare le tariffe, ma c'è chi ha avanzato il timore che diventassero proibitive, perdendo così i loro "clienti". Sulla questione era intervenuto Fernando Agrusti (datore di lavoro compiacente) secondo cui la cifra pattuita era troppo bassa, lamentando i 400 euro che percepiva per ogni extracomunitario e per questo aveva chiesto di aumentare ad almeno 500 euro l'uno. Ma l'avvocato sosteneva che la cifra che gli veniva corrisposta era già sostanziosa e che non avrebbero potuto chiedere ai migranti "nemmeno un centesimo in più". Ma questo valeva solo per chi accettava i lavori di più bassa manovalanza a orari e giorni usuranti: se si aspirava a mansioni diverse rispetto a quelli disponibili bisognava pagare di più rientrando nella logica della spartizione dei lotti in giro per l'Italia: "Senti, per favore...

Non tutti Campobasso! Vedi qualche parte come domestico, muratore O altra parte con proprietario di lavoro buono buono! Per favore! Io ti pago in più, io ti faccio il regalo", diceva l'intermediario parlando con Cervellera.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica