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"Da tragedia a modello di ricostruzione". L'omaggio al Friuli di Mattarella e Meloni

Il presidente: "Viene da pensare che il concetto di resilienza sia nato qui". La premier cita il commissario Zamberletti: "Fu tra i servitori dello Stato più capaci"

"Da tragedia a modello di ricostruzione". L'omaggio al Friuli di Mattarella e Meloni
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Cinquant'anni dopo, arrivano anche il capo dello Stato Mattarella e la premier Meloni nei luoghi dove il sisma ha inghiottito tutto e dove tutto è rinato grazie a una straordinaria prova umana e istituzionale di coraggio, determinazione e visione.

Anche dopo il 6 maggio 1976, i friulani seppero "trasformare la tragedia in un modello per l'Italia intera: il modello Friuli, il miglior esempio di ricostruzione post-sismica che l'Italia abbia conosciuto ad oggi", ha detto la premier partecipando a Gemona del Friuli al Consiglio regionale straordinario.

Il presidente della Repubblica Mattarella ha deposto una corona di fiori al monumento per le vittime del terremoto nel cimitero di Gemona, epicentro del sisma che ha fatto mille morti, più di 3mila feriti e più di 100mila sfollati. "La morte, le grida soffocate, le macerie entrarono nella testa e nel cuore e si conficcarono negli animi. Il lutto raggiunse ogni famiglia. Come nella guerra. Il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti si trovò a sperimentare in questo contesto inedito una nuova modalità di relazione tra apparati pubblici, rappresentanze locali e forze sociali. Quel lavoro ha lasciato al Paese un'eredità preziosa, premessa per la costituzione della Protezione civile" ha detto il capo dello Stato. E poi, ha aggiunto, "viene da pensare che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi qui, in questa terra la sua radice, dal modo con il quale i friulani hanno reagito. La forza interiore della gente friulana incontrò la straordinaria solidarietà degli italiani".

Mattarella poi osservato un minuto di silenzio con la premier, il governatore Fedriga, il sindaco di Gemona Roberto Revelant. "Questo anniversario non è solo memoria, è un'occasione per riaffermare che il modello della ricostruzione è il primo modello di vera autonomia e di coesione istituzionale del nostro Paese, che ancora oggi rappresenta una bussola per affrontare le emergenze contemporanee - ha sottolineato Fedriga -. Non fu soltanto una tragedia naturale, ma anche prova di verità per la politica, per le istituzioni e per una classe dirigente chiamata ad assumersi responsabilità straordinarie in condizioni straordinarie".

Anche Meloni ricorda Zamberletti, "un uomo che l'Italia annovera tra i propri servitori più capaci e lungimiranti, al quale il governo di allora, il governo Moro, non aveva esattamente attribuito un compito facile, come quello di commissario per l'emergenza". Fu proprio un'intuizione di Aldo Moro, quella di incrociare la delega ai sindaci per la ricostruzione con i poteri del commissario straordinario. Decisivo lo spirito del popolo. Quella volontà di "ricostruire tutto com'era e dov'era", citata anche da Mattarella. La capacità di capire, come fece il vescovo Battisti, che "prima le fabbriche e le case, poi le chiese" fosse la via da seguire per ripartire. "In molti pensarono - ha detto ancora Meloni - che dalle viscere delle montagne si fosse risvegliato l'Orcolat e poi alla furia di quella scossa seguirono un silenzio e un buio irreali.

Eppure il tempo della paura e del dolore fu breve, ci fu un altro sentimento che immediatamente si fece largo nel cuore dei friulani: l'orgoglio. Non c'era tempo per piangere, per commiserarsi, bisognava agire, reagire".

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