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La "trappola di Tucidide" evocata come una minaccia

Rischio guerra se una potenza emergente minaccia una egemone

La "trappola di Tucidide" evocata come una minaccia
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La prima e la seconda economia mondiale, una guerra commerciale latente e un'iperbole, rimessa sul tavolo ieri da Xi Jinping. Questi gli ingredienti che hanno spinto il presidente cinese a riportare in auge la "Trappola di Tucidide", invitando gli Stati Uniti e Donald Trump a scansare un eventuale conflitto tra superpotenze. Se stiamo alla traduzione ufficiale in inglese delle dichiarazioni trasmesse dalla Cctv, Xi ha nuovamente parlato (dopo averlo già fatto in precedenza col tycoon e prim'ancora con Obama nel 2015) della teoria del rischio di conflitto armato quando una potenza emergente minaccia quella dominante. Stuzzicando l'appetito degli odierni strateghi statunitensi, ha lanciato un altro invito all'amministrazione Trump II a non cedere all'abbaglio che innescò la guerra del Peloponneso, da cui sia Atene sia Sparta uscirono malconce. Ma resta la domanda: è possibile giungere oggi a soluzioni win-win, in cui entrambi escano vincitori o non perdenti?

Graham Allison, il politologo statunitense che nel 2017 ha messo nero su bianco la rappresentazione della "trappola" con le ricostruzioni dei conflitti degli ultimi cinque secoli, provando a capire se avessero attinenza con gli eventi di 2.500 anni fa e chiedendosi se America e Cina potessero sfuggire alla rotta di collisione, risponde che, di fronte a ciò che parrebbe inevitabile, una diplomazia costante può riuscire a far convivere rivalità accese. Xi è tornato a parlarne. E non in modo estemporaneo, ma avendo maturato la posizione del Dragone proprio sugli alert presenti nel testo di Allison, anticipato già nel 2015 da un saggio sull'Atlantic.

È risaputo che la maggior parte dei collaboratori di Xi è stata spinta a leggere le riflessioni dello studioso di Harvard, noto anche per il ruolo di consigliere sotto vari presidenti Usa, da Reagan a Obama. Allison inizia il libro col monito di Napoleone, che due secoli fa invitava a lasciar dormire la Cina, altrimenti al risveglio il mondo tremerà. E ha costruito il suo testo Destinati alla guerra sull'impatto di una Pechino in ascesa nell'ordine globale del terzo millennio e sulla possibilità di sfuggire alla "trappola" descritta dallo storico. Dando per assodato che la Cina si sia risvegliata, Allison illustra la pericolosità di quello schema che secondo Tucidide portò nel Peloponneso a rendere "inevitabile" il conflitto. L'avanzata economica e culturale dell'una andava a intaccare il ruolo egemonico dell'altra. E in 12 casi sui 16 degli ultimi 500 anni analizzati da Allison, la minaccia manifesta o potenziale ha effettivamente innescato falli di reazione portando a una guerra. Ma la storia non è un automatismo, la confutazione. Il Thucydides's Trap Project di Allison è un fascicolo aperto. E mostra pure che laddove c'erano valori comuni tra le parti si è riusciti a evitare scontri.

Per Allison, Trump e Xi sono diversi ma con "sinistre somiglianze": dall'ambizione di rendere di nuovo grande il proprio Paese a identificare nell'altro il principale ostacolo fino a vantare capacità uniche di comando. Xi ammonisce i falchi da azzardi (anche solo cyber). E con un primato nel Pacifico forse da condividere, il conflitto Sparta-Atene interroga ancora oggi leader e coscienze.

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