Dal trasporto allo stoccaggio: il governo "studia" come distribuire il vaccino

Il lavoro da fare in vista dell'arrivo di un vaccino anti Covid è ingente. La prossima settimana le principali imprese della logistica sanitaria incontreranno il governo

Preparare i mezzi di trasporto con i quali distribuire il vaccino anti Covid in tutta l'Italia, individuare i magazzini in cui depositarlo, decidere le modalità di stoccaggio, allestire una sorveglianza efficace per scongiurare possibili furti e oliare, in anticipo, il meccanismo della somministrazione ai cittadini.

Il lavoro da fare in vista dell'arrivo di un medicinale capace di sconfiggere il coronavirus è ingente. Le principali imprese della logistica sanitaria chiedono da giorni di essere ricevute dal governo per organizzare la filiera distributiva ed evitare ritardi. Anche perché le notizie che arrivano dai colossi farmaceutici che stanno lavorando al siero sono sempre più incoraggianti. E nessuno ha intenzione di collezionare ritardi o gaffe potenzialmente letali, tanto dal punto di vista politico quanto sanitario.

L'incontro tra il governo e i big della logistica

Secondo quanto riportato dall'HuffPost, per la prossima settimana è previsto il primo tavolo tra l'esecutivo e i big della logistica. Il Ministero dei Trasporti sta remando in questa direzione, in coordinamento con gli uffici del commissario Arcuri e il ministero della Salute. L'obiettivo è quello di preparare l'intera filiera organizzativa del vaccino, dal trasporto alla distribuzione. Tra sette giorni, se la riunione dovesse essere confermata, si cercheranno di trovare le prime intese.

La catena di approvvigionamento deve essere calibrata alla perfezione. È tuttavia necessario agire in fretta, visto che le prime dosi del siero, stando a quanto affermato da Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia, che ha lavorato con l'Università di Oxford al vaccino AstraZeneca, potrebbero arrivare entro la fine dell'anno (certo, se non dovessero verificarsi problemi nella sperimentazione di Fase 3).

Gli aspetti logistici da considerare

I numeri si preannunciano imponenti: 2-3 milioni di flaconi. L'Italia dovrebbe distribuire 20-30 milioni di dosi nel primo trimestre del 2021. Stiamo parlando di stime, ma questo rende bene l'idea del lavoro richiesto per far sì che il vaccino arrivi a destinazione. Gli aspetti logistici accennati non sono di facile gestione. I vaccini, ad esempio, richiedono solitamente una conservazione a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi Celsius. Alcuni tipi possono arrivare anche a -20. Servono dunque spazi refrigerati che siano in grado di toccare i -70 gradi.

A questo proposito Pierluigi Petrone di Assoram, braccio logistico sanitario delle aziende farmaceutiche, ha spiegato sempre all'HuffPost di aver scritto al governo "per attivare in tempi celeri un canale di comunicazione". "Ci serve sapere quanto spazio di stoccaggio serve, quale parco corriere occorre, tempistiche e requisiti di stoccaggio", ha aggiunto.

La comunicazione sarà quanto mai doverosa, considerando che la sfida vaccino si preannuncia monumentale, a maggior ragione per quello che riguarda i requisiti di sicurezza, dello stoccaggio e del trasporto. A proposito di sicurezza, oltre a pensare a come distribuire il vaccino nelle regioni più remote, senza sbalzi termici, sarà importante immaginare un sistema capace di proteggere il prezioso siero da ipotetici assalti.

Gli aeroporti dovranno poi prepararsi a ricevere il carico, mettendo a disposizione enormi magazzini. Non dovranno mancare neppure molte tonnellate di ghiaccio secco. In giro per l'Europa c'è chi ha già iniziato a muovere i primi passi (è il caso di Germania e Belgio). Adesso tocca all'Italia, prima che sia troppo tardi.

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