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Tre cardinali Usa contro Donald: "La sua politica estera distruttiva"

Il documento degli arcivescovi vicini a Leone, il Vaticano rilancia il testo. Nigeria, rapiti 163 cristiani

Tre cardinali Usa contro Donald: "La sua politica estera distruttiva"
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Tre cardinali americani bocciano duramente le politiche del presidente americano Donald Trump definendole "distruttive".

"Il ruolo morale degli Stati Uniti d'America nell'affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta - scrivono in un messaggio i cardinali Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark - è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive".

Un messaggio che viene ripreso anche dall'Osservatore romano e che prende spunto dal fatto che, nel nuovo anno, "gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell'America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda" citando anche "gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia che hanno sollevato questioni fondamentali sull'uso della forza militare e sul significato della pace".

Nel testo i tre cardinali valutano l'azione internazionale degli Usa alla luce dei principi espressi da Papa Leone XIV nel discorso al Corpo diplomatico del 9 gennaio scorso. In particolare, viene citato il passaggio in cui il Pontefice afferma che "la debolezza del multilateralismo è motivo di particolare preoccupazione" e che "una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza, da parte di individui o gruppi di alleati perché la guerra è tornata di moda e si sta diffondendo lo zelo bellico".

Era stato lo stesso Trump a lanciare attacchi militari il giorno di Natale in Nigeria, nello stato di Sokoto, nel nord-ovest. Il presidente Usa aveva accusato i gruppi armati nigeriani di persecuzione contro i cristiani, descritti come vittime di un vero e proprio "genocidio".

Proprio ieri è giunta la notizia del rapimento di oltre 160 fedeli cristiani nel corso di un attacco da parte di bande armate che hanno preso di mira due chiese in un remoto villaggio nello stato di Kaduna, nel nord del Paese africano.

"Gli aggressori sono arrivati in massa, hanno bloccato gli ingressi alle chiese e hanno costretto i fedeli a rifugiarsi nella boscaglia" ha dichiarato il reverendo Joseph Hayab, presidente dell'associazione Cristiana della Nigeria per il Nord. "Il numero effettivo di persone rapite era 172, ma nove sono fuggite, quindi 163 sono con loro" ha precisato.

La Nigeria, Paese più popoloso dell'Africa, ha assistito a una recrudescenza dei rapimenti di massa da novembre. "Non ho paura di chiamarlo genocidio - aveva detto qualche giorno fa sulle pagine di Avvenire monsignor Wilfred Anagbe vescovo della diocesi di Makurdi -.

Sono stati uccisi migliaia di cristiani e decine di migliaia sono stati scacciati dalle campagne.

La diocesi ha perso 21 parrocchie in villaggi rurali non più accessibili perché dopo gli attacchi dei terroristi sono arrivati i Fulani dalla Nigeria e da altri paesi a sostituire i contadini cristiani".

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