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La tregua è già finita. Mosca senza pietà: tra i minatori 15 morti

Drone contro un bus: strage a Dnipro. A Kiev ci sono ancora 500 palazzi senza luce e acqua

La tregua è già finita. Mosca senza pietà: tra i minatori 15 morti
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La tregua, in guerra, è una parola che dura meno di una sigaretta accesa al freddo: promette calore, ma lascia solo cenere. Mosca aveva annunciato una pausa, un cessate il fuoco per domenica, limitato alle infrastrutture energetiche, mentre il gelo stringe l'Ucraina come una morsa. Ma la tregua è saltata nei cieli prima ancora che sulle mappe diplomatiche. I droni hanno continuato a volare, a cercare carne e paura, a ricordare che in questa guerra la semantica è un lusso e la realtà un colpo secco. Nella regione di Dnipropetrovsk un drone russo ha centrato un autobus aziendale nel distretto di Pavlograd. Dentro c'erano minatori, uomini che tornavano a casa dopo il turno, ancora addosso l'odore del lavoro e della fatica. Quindici morti, almeno sette feriti. Un bilancio che non è un errore di calcolo ma una scelta precisa: colpire chi tiene in piedi ciò che resta dell'economia e della quotidianità. Nella stessa notte, Zaporizhzhia è stata colpita due volte. Un bambino ferito, due donne ricoverate. Poco dopo, una clinica ostetrica devastata: finestre sventrate, sale di consultazione ridotte a un cumulo di vetri e detriti. Almeno nove feriti. È difficile immaginare un bersaglio più simbolico: il luogo dove si nasce, trasformato in un luogo di sangue e sirene.

Tra sabato e domenica la Russia ha lanciato 85 droni, di cui 60 Shahed a lungo raggio. L'aeronautica ucraina ne ha intercettati o neutralizzati 76, ma 14 hanno colpito nove siti diversi. A Dnipro si contano altri due civili morti. La matematica della difesa aerea funziona solo fino a un certo punto: basta un singolo drone che passa per trasformare una statistica in un funerale. E proprio in quest'ottica arriva il ringraziamento ufficiale del ministro della Difesa ucraino a Elon Musk per le misure adottate su Starlink, che avrebbero impedito alla Russia di usare i satelliti per guidare droni. Mosca, intanto, rivendica l'avanzata sul terreno: quattro i villaggi conquistati tra Kharkiv e Donetsk. Mentre un Uav ucraino ha ucciso un civile a Belgorod.

Il presidente Zelensky, che ha definito "aberrante e male senza fine" quanto accaduto a Pavlograd, ha fornito i numeri di gennaio che spiegano meglio di qualsiasi discorso la strategia russa: oltre 6mila droni, circa 5.500 bombe aeree guidate, 158 missili. Bersagli principali: energia, ferrovie, infrastrutture civili. "Tutto ciò che sostiene la vita normale viene annientato da Putin", scrive. A Kiev, la normalità è saltata ancora una volta insieme alla corrente. Un guasto tecnico su due linee ad alta tensione ha innescato un blackout a cascata, paralizzando trasporti, riscaldamento, servizi essenziali. La metropolitana si è nuovamente fermata. Le temperature sono scese fino a -12 gradi. Nei palazzi senza luce e acqua (circa 500), la civiltà arretra di colpo: i residenti sono costretti a svuotare secchi di urina e sacchetti di escrementi direttamente in strada, tra la neve sporca e il ghiaccio. Scene che sembrano uscite da un romanzo distopico e che invece appartengono all'Europa del 2026. La rabbia è esplosa anche in strada.

A Kiev, proteste spontanee contro i blackout prolungati, blocchi stradali, ingorghi sull'autostrada di Kharkiv. Non è una rivolta contro il governo, ma contro una guerra che entra nelle case non solo con le esplosioni, ma con il buio, il freddo, l'umiliazione quotidiana.

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