Tria: "Inevitabile l'Iva al 26%". Tensione con i vicepremier

Il ministro rispedisce la questione a Di Maio e Salvini: "Il governo trovi alternative". Poi prova a ritrattare

Tria: "Inevitabile l'Iva al 26%". Tensione con i vicepremier

«La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire nei prossimi medi misure alternative». Il ministro dell'Economia Giovanni Tria lo spiega restando dentro le regole della sessione di bilancio, italiane ed europee. Allo stato, nel Def c'è l'aumento dell'Iva da 23 miliardi. Scattano le clausole di salvaguardia che prevedono un aumento di due aliquote dell'Iva. Quella agevolata al 10% dovrebbe passare al 13%, quella al 22, prima al 25,2 e poi, dal 2021, al 26,5%. Poi in serata, a Porta a Porta, smussa il pessimismo: «L'aumento? L'obiettivo è evitarlo». Parla anche dello spread, che se resta sotto quota 200 rende tutto più facile.

Anche le parole del ministro durante l'audizione parlamentare sul Def sarebbero una precisazione formale se non fosse ormai noto che in via XX settembre si sta effettivamente lavorando ad un intervento sulle imposte. Aumenti parziali, non per l'intero importo. Forse per una somma inferiore a un miliardo. Ma sul tavolo c'è anche un progetto più profondo che consiste nello spostamento di intere categorie merceologiche dall'aliquota agevolata al 10% a quella superiore al 22%. Abbastanza per finanziare eventuali misure di spesa care alla maggioranza di governo, in primo luogo la flat tax il cui costo sarebbe intorno a 15 miliardi.

Immediate le prese di distanza degli azionisti di maggioranza del governo. Il vicepremier e leader del M5s Luigi Di Maio ha tenuto il punto: «Fino a quando il M5S sarà al governo non ci sarà nessun aumento». Contro l'aumento anche il vicepremier leghista Matteo Salvini. «L'Iva non aumenta, l'Iva non aumenta, l'Iva non aumenta, non so se dirvelo in finlandese, ungherese... Non aumenta l'Iva, non c'è la patrimoniale, non si tassa la casa, non si tassa il risparmio». Nessuna rinuncia sulla flat tax: «Cominceremo sul percorso della riduzione fiscale come già quest'anno».

Un nuovo stop dei due leader della maggioranza al ministro dell'Economia. Tria dal canto suo ieri ha fatto capire che se il mandato politico dovesse essere quello di evitare l'aumento, non si sottrarrà. Ma servono le coperture alternative. È stato difficile farlo con la scorsa finanziaria, quando il conto era inferiore a 15 miliardi. Sarà un'impresa realizzare la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia ora che il conto è superiore di 10 miliardi.

Sull'Iva ha preso posizione il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. «Questa decisione colpirà indiscriminatamente le famiglie e ridurrà ulteriormente i consumi. È l'esatto contrario di quanto ci avevano chiesto gli italiani alle elezioni di un anno fa votando il programma del centrodestra».

Un intervento sull'imposta indiretta avrebbe effetti immediati sul Pil. I consumi calerebbero dello 0,2%, secondo l'Istat. Ma secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio se non si farà scattare l'aumento, il deficit rischierà di schizzare fino al 3,7%. Uno scenario inaccettabile per la Commissione europea.

Ma sul fronte opposto si sta formando uno schieramento a favore dell'aumento. Confindustria, il cui presidente Vincenzo Boccia vorrebbe concentrare le risorse sul costo del lavoro. Ieri il segretario generale della Uiltec Paolo Pirani ha avanzato la sua proposta di compromesso, che riprende la tesi del contrasto di interessi tra commercianti e consumatori. In sintesi, sì ad aumenti dell'Iva, ma lasciando ai privati, compresi i lavoratori dipendenti, la possibilità di dedurre l'imposta. È anche un modo per fare emergere l'evasione fiscale. Al ministero dell'Economia ci sono simulazioni anche su questo scenario.

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