Per Donald Trump fermare l'impero del male è più importante del petrolio. È l'ultimo avvertimento lanciato dal presidente americano, il quale ribadisce che "l'Iran è sull'orlo della sconfitta, praticamente al capolinea". "Non hanno la marina, non hanno l'aeronautica, non hanno la contraerea, niente. Non hanno sistemi di controllo - assicura - La cosa principale è che dobbiamo vincere questa battaglia. Vincerla in fretta, ma vincerla". Il tycoon ritiene che impedire alla Repubblica islamica di avere armi nucleari sia "molto più rilevante" per lui che preoccuparsi dell'impennata dei prezzi del greggio dovuta alla guerra in Medioriente. "Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi. Ma, di ben più grande interesse e importanza per me, come presidente, è impedire a un impero malvagio, l'Iran, di possedere armi nucleari e distruggere il Medioriente e il mondo. Non permetterò mai che ciò accada", scrive su Truth. Parlando con i giornalisti, invece, spiega che potrebbe "distruggere tutte le infrastrutture, le linee elettriche dell'Iran, ma non voglio. Gli ci vorrebbero poi 25 anni per ricostruire tutto". Una posizione, questa, che sembra divergere da quella di Israele.
Secondo quanto rivela una fonte informata ad Axios, il comandante in capo è "entusiasta" di proseguire la guerra per almeno altre 3-4 settimane nonostante le operazioni militari iniziate il 28 febbraio stiano compromettendo l'approvvigionamento dell'economia globale e facendo salire i prezzi del petrolio. Negli Stati Uniti sono aumentati del 22% rispetto al mese precedente, e già prima il costo della vita era una delle principali preoccupazioni per gli americani, che si recheranno alle urne per le elezioni di medio termine in autunno. Trump - secondo Bloomberg - nel tentativo di gestire i costi del greggio è pronto a sospendere il Jones Act, la legge del 1920 che impone alle spedizioni nazionali di usare navi costruite in Usa, di proprietà americana e con equipaggio a stelle e strisce. La misura è stata un pilastro della politica marittima americana per oltre un secolo, concepita per mantenere forte l'industria nazionale e garantire gli interessi della sicurezza nel trasporto in mare.
Trump, la cui base repubblicana è fortemente divisa sulle azioni in Medioriente, ha provato a rassicurare gli Stati Uniti e il mondo che "la guerra finirà presto", dicendo di essere in totale controllo della crisi, e sostenendo che il conflitto cesserà quando lui lo vorrà. Per gli 007 americani, tuttavia, il regime è lontano dal tracollo. Stando a tre fonti informate, l'intelligence statunitense indica che la leadership iraniana è ancora sostanzialmente intatta e non è a rischio di collasso nell'immediato. Una "moltitudine" di rapporti, fa sapere una delle fonti, forniscono "analisi coerenti per cui il regime non è in pericolo" di collasso e "mantiene il controllo dell'opinione pubblica iraniana".
I resoconti sottolineano la coesione della leadership di Teheran nonostante l'uccisione della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, e un alto funzionario israeliano riconosce che non vi è alcuna certezza che la guerra porterà al crollo del governo.