Rimane alta la tensione tra Usa e Iran nello Stretto di Hormuz. Donald Trump ha ordinato alle forze americane di sparare a qualsiasi nave che mette mine nella cruciale rotta marittima. "Ho ordinato alla Marina di aprire il fuoco e distruggere qualsiasi imbarcazione, per quanto piccola possa essere, che stia posizionando mine nelle acque dello Stretto. Non dovrà esserci alcuna esitazione", ha avvertito il presidente su Truth, ribadendo che "le nostre dragamine stanno bonificando Hormuz proprio in questo momento". Il tycoon ha ribadito di avere "il controllo totale" sul passaggio, e che "nessuna nave può entrare o uscire senza l'approvazione della Marina americana. È sigillato ermeticamente, finché l'Iran non sarà in grado di raggiungere un accordo".
La Repubblica islamica, che secondo Axios avrebbe disseminato altre mine nello Stretto di Hormuz, ha promesso di mantenere il passaggio chiuso a tutti, salvo un esiguo numero di imbarcazioni autorizzate, finché Washington non terminerà il blocco dei suoi porti, respingendo le richieste di Trump. Oltre ad annunciare al contempo il sequestro di due navi che tentavano di attraversare la via d'acqua che controlla un quinto delle riserve petrolifere mondiali, identificate come la portacontainer Msc Francesca, battente bandiera panamense, e la Epaminondas, battente bandiera liberiana. "Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato da un blocco navale", ha spiegato il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. E il suo vice, Hamidreza Hajibabaei, secondo l'agenzia Tasnin ha fatto sapere che Teheran ha ricevuto i primi introiti dai pedaggi imposti sulla via marittima. Un membro del Consiglio nazionale del Parlamento, Fadahossein Maleki, ha rivelato da parte sua che l'organismo e il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale stanno "esaminando un piano per assumere il controllo sovrano di Hormuz". Ma "l'autorità decisionale finale rimane ancora da definire".
Per gli analisti, i leader legati al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ritengono che il blocco dello Stretto conferisca loro una leva economica sufficiente a costringere Washington a cedere sulle sue principali richieste nei colloqui di pace. Colloqui che rimangono in una fase di stallo, nonostante i tentativi dei mediatori pakistani, con Teheran che continua a non confermare la propria partecipazione ai negoziati ad Islamabad e la situazione che sta mettendo a dura prova l'economia globale.
L'Iran "non ha idea di chi sia il suo leader. Sono nel caos", ha ripetuto l'inquilino della Casa Bianca: "Abbiamo eliminato tre livelli di leadership e chiunque si trovasse anche solo nelle immediate retrovie. Per questo fanno fatica a capire chi diavolo possa parlare a nome del Paese". Il Pentagono ha poi definito "parziale e falsa" la notizia riportata dal Washington Post, secondo cui potrebbero volerci sei mesi per lo sminamento dello Stretto di Hormuz. Il portavoce della Difesa, Sean Parnell, ha attaccato i media che "fanno giornalismo disonesto", selezionando "in modo parziale informazioni trapelate, molte delle quali false, da un briefing classificato". Parnell ha precisato che "una singola valutazione non significa che sia plausibile e una chiusura di sei mesi di Hormuz è completamente inaccettabile".
Intanto, il Pentagono ha silurato il segretario della Marina americana John Phelan, che lascia l'incarico con effetto immediato. Phelan, il più alto civile in grado nella Us Navy, è stato licenziato dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth: ad alimentare gli attriti sarebbero stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente.
I due si parlano spesso e si incontrano a Mar-a-Lago, in Florida, e l'ormai ex segretario dell'Us Navy avrebbe suggerito direttamente a Trump l'idea di ammodernare la flotta, scavalcando Hegseth, una mossa che quest'ultimo non ha digerito.